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Sono passati oltre 2 anni dalla firma del “Protocollo d’intesa in materia di tutela ambientale e attività militari”, da quando il ministro della Difesa e quello dell’Ambiente strombazzarono ai 4 venti “la centralità dell’ambiente” e “l’importanza  di verificare che tutto sia perfettamente nella norma e quindi la salute e la sicurezza dei cittadini perfettamente preservati”. L’impegno fu solenne. Si disse: “Aumentiamo i controlli ambientali e la trasparenza nelle aree ed esercitazioni militari, crediamo che questo vada nell’interesse dell’ambiente e dei cittadini”. Risultati?

Non solo. E’ anche passato più di un anno e mezzo da quando il presidente dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), congiuntamente al Sottocapo di Stato Maggiore dell’Esercito, firmarono un “Accordo di collaborazione in materia di tutela ambientale”. In quel caso fu ulteriormente sancita la collaborazione tra la Difesa e l’Ambiente nella programmazione e realizzazione di attività nel campo della tutela ambientale e nelle materie scientifiche di comune interesse, in particolar modo nei poligoni militari, Teulada – fu detto – in primis. Risultati?

Gli accordi e i protocolli d’intesa furono salutati come importanti e strategici strumenti per risolvere una serie di problematiche locali sempre più pressanti. Però, da allora, non se n’è più saputo nulla, nonostante gli impegni assunti a difesa della salute, dell’ambiente e della sicurezza dei cittadini.

A leggere il contenuto di quelle carte viene da sorridere. Il ministero dell’Ambiente mise la propria competenza a disposizione della Difesa attraverso un supporto tecnico-giuridico sugli aspetti di tutela dell’ambiente durante le attività esercitativo-militari, impegnandosi a garantire assistenza in materia di bonifica e ripristino ambientale nei poligoni militari. Da parte sua, invece, la Difesa ebbe a promettere relazioni annuali sul monitoraggio ambientale dei siti militari e sull’individuazione recupero, gestione, tracciabilità e smaltimento dei rifiuti connessi alle predette attività. Di più: l’accordo prevedeva un Tavolo tecnico in cui la Difesa avrebbe comunicato i dati relativi ai controlli in materia di radioattività ambientale (precisando gli standard utilizzati), mentre per le aree militari ricadenti all’interno del perimetro di Siti di Interesse Nazionale, anche la trasmissione di informazioni sulle attività di caratterizzazione, messa in sicurezza, bonifica e monitoraggio periodico delle matrici ambientali (suolo, sottosuolo, acque  sotterranee, acque superficiali e marine, sedimenti). Risultati?

Ora, siccome alle interrogazioni parlamentari, quelle con cui si chiede conto delle promesse fatte, i due ministri sistematicamente non rispondono (sapendo di passarla liscia), ho deciso di presentare due distinti atti di accesso civico generalizzato, richiamando esplicitamente anche il Decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195.

Dovranno rispondere, sono obbligati. Quando arriverà la risposta conosceremo i mirabolanti risultati di questi due accordi/protocolli d’intesa interministeriali. E cosa materialmente hanno prodotto, a parte le chiacchiere con distintivo ad uso dei media. Vedrete, ci sarà da ridere, si accettano scommesse.

Ciò detto, si apprende che il prossimo 9 novembre, a Roma, il presidente della Regione Sardegna incontrerà il premier Gentiloni per affrontare le questioni ancora aperte (perennemente, sic) con il Governo. Pare che tra i temi che verranno affrontati ci siano il riconoscimento dello stato di insularità e la trattativa sugli accantonamenti. Secondo le agenzie stampa Pigliaru potrebbe portare altre due questioni:  la censura dell’Ue sui bandi per la continuità territoriale e l’Agenzia sarda delle entrate. Tutto bene, però, se non sbaglio, sembra manchi qualcosa. Forse le servitù militari? Che facciamo, passa tutto in cavalleria? Ci auguriamo francamente di no. Anche perchè il presidente  ricordare  Pigliaru dovrebbe ricordare l’ordine del giorno n. 9 approvato all’unanimità dal Consiglio regionale, nel giugno del 2014: lo impegnava a raggiungere – nel quadro dei rapporti tra Stato e Regione – l’obiettivo della graduale dismissione dei poligoni militari, il loro superamento dal punto di vista economico, sociale ed ambientale, assicurando il mantenimento dei livelli occupazionali esistenti. Sono passati oltre tre anni. Risultati ? ZERO.

Allora, caro presidente Pigliaru, sulle servitù militari cerchiamo di tornare a casa, il prossimo 9 novembre, con qualcosa di concreto. E che non siano le solite chiacchiere. Il tempo sta scadendo. E il M5S non darà tregua.

 

Roberto Cotti – Senatore Movimento Cinque Stelle

 

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