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“La legge n. 100 del 12 luglio 2012 assegnava un termine preciso, inderogabile: 90 giorni per l’approvazione dei Piani di emergenza comunale, da redigersi  secondo criteri stabiliti dalla Protezione Civile e dalle Giunte regionali. Ebbene, in base agli ultimi dati recentemente divulgati dal Dipartimento della protezione civile il 21% dei comuni isolani non ha ancora adempiuto. Così la Regione Sardegna si piazza  al ben poco lusinghiero quintultimo posto della classifica nazionale, su 20 Regioni monitorate”.

L’allarme arriva dal senatore sardo del M5S Roberto Cotti, che al riguardo, già nel 2013, aveva sollevato il caso con la presentazione di un’interrogazione parlamentare. “Interrogazione a cui il ministro competente non ha ancora risposto”, dice Cotti. Da allora la Sardegna ha migliorato la posizione scalando la classifica nazionale di un solo posto, risultando ancora oggi sotto media nazionale (79% contro l’86%).

“Scorrendo l’elenco pubblicato dal Dipartimento della protezione civile – scrive – sono molte le realtà sarde prive dello strumento di individuazione, prevenzione e gestione delle emergenze. Tra queste, ad esempio, non risulta che Domusnovas (ove opera la Rwm Italia Spa, l’azienda produttrice di bombe) sia dotata del Piano, così come Sarroch, sede di una vera e propria “polveriera” industriale”.

“Ieri a Olbia – ricorda Cotti – il ministro Graziano Delrio, a  quattro anni dall’alluvione, ha detto che il modo migliore per onorare le vittime è completare le opere. Certo, le opere, ma evidentemente per il ministro (accompagnato dal presidente della Regione Francesco Pigliaru) la  prevenzione e il rispetto delle leggi in Sardegna restano un optional. L’importante è continuare a fare ammuina, con una buona dose di faccia di bronzo”.

 

 

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