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“Il re è nudo. O meglio, fa orecchie da mercante. I ministri della Difesa e dell’Ambiente li definirono e salutarono come importanti e strategici strumenti per verificare che tutto fosse a norma per la salute e sicurezza dei cittadini e dell’ambiente, ma ora, grazie ai documenti che ho potuto acquisire, si scopre che a distanza di 2 anni e mezzo si è ancora al punto di partenza”. Così il senatore del M5s Roberto Cotti commenta il contenuto dei documenti (17 allegati complessivi, decine di pagine) che ha ricevuto dal Ministero dell’Ambiente e dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) a seguito delle richieste di accesso agli atti formalizzate sul finire dell’ottobre scorso.

“Dai documenti – prosegue Cotti –- si evince il grave e poco collaborativo comportamento della Difesa, benchè la stessa, più volte, sia stata sollecitata dal ministero dell’Ambiente ad adempiere ai compiti pattuiti. L’impegno all’epoca fu solenne. Si disse: “Aumentiamo i controlli ambientali e la trasparenza nelle aree ed esercitazioni militari, crediamo che questo vada nell’interesse dell’ambiente e dei cittadini”. Ebbene, a distanza di anni i risultati sono pari a zero, solo chiacchiere”.

I documenti più importanti sono quelli classificati All.1; All.1d; All.1_f e All.3c/bis (in allegato). Da questi è possibile capire come dai questionari predisposti dal ministero dall’Ambiente (e maldestramente compilati dalla Difesa) siano emerse criticità, anomalie, mancanze sul piano formale e del merito. Il ministero dell’Ambiente, nonostante abbia sollecitato più volte la Difesa a volere rimediare sugli stessi, non ha ancora ottenuto soddisfazione, tanto che non è stato possibile redigere nei tempi stabiliti la prevista Relazione annuale sullo stato di “salute” dei poligoni militari.

In particolare, rispondendo al senatore Cotti, il ministero dell’Ambiente scrive: “Non si hanno al momento elementi in merito ai controlli di radioattività ambientale, che potranno essere valutati solo una volta forniti dal ministero della Difesa”. Poi: “Non sono ancora state condivise metodologie specifiche relative all’effettuazione dei rilievi e delle misurazioni nei siti interessati, da parte dei competenti organi tecnici della Difesa”. E in ultimo: “Pur dovendosi prevedere che la parte più sostanziosa ed utilmente sfruttabile del suddetto Protocollo d’intesa sia ancora da concretizzare all’esito dell’acquisizione di un quadro situazionale completo, ancora non raggiunto”.

“Ma la cosa più allarmante – dice Cotti – si rileva nei verbali di riunione tra i ministeri Ambiente e Difesa del 30 novembre 2016 e dell’11 luglio 2017. Nel primo si apprende che il rappresentante della difesa ha lamentato (testuale) “la difficoltà derivante dalla necessità di trattare le questioni e tematiche ambientali dei poligoni militari con diversi interlocutori istituzionali, segnatamente varie Autorità regionali e locali, che sono tra loro di diverso orientamento e sensibilità sulle questioni trattate”. Nel secondo si può leggere l’intervento di un tecnico del ministero dell’Ambiente che (testuale) “fa rilevare la specifica criticità inerente ai dati forniti sui monitoraggi della radioattività; richiede poi di avere dei riferimenti nominativi degli autori del monitoraggio, comunicando che i dati, una volta riveduti e corretti, potranno essere inseriti nella pertinente banca dati nazionale. Richiede altresì specifiche informazioni sulla mancanza di dati di monitoraggio negli ultimi anni per il P.I.S.Q. (Poligono Interforze del Salto di Quirra”.

Non meno emblematica è la risposta che il senatore del M5s ha ricevuto dall’ISPRA. In questo caso si chiedevano notizie sullo stato di esecuzione di un altro accordo (in quel caso firmato dallo Stato maggiore dell’Esercito) del 2016, per la collaborazione in materia di tutela ambientale. Ebbene, dei tre passaggi previsti dalla convenzione per rimuovere i residuati dal mare di Capo Teulada tutto è ancora fermo: per arrivare alla fase della bonifica vera e propria ci vorranno almeno altri due anni.

Conclude Cotti: “C’è qualcuno, in Sardegna, che ancora crede ai pezzi di carta sottoscritti dai massimi livelli istituzionali, agli accordi di programma, ai protocolli in difesa dell’ambiente e della salute dei sardi? O paura di sì, ad iniziare da viale Trento. La realtà è ben diversa, ora anche documentabile: la Difesa continua a farsi beffe della Sardegna. Impunemente. E’ sarebbe ora di dire basta”.

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