Anche in Sardegna insegnanti in sciopero e in marcia contro il contratto nazionale sottoscritto nelle settimane scorse da Ministero e Cgil, Cisl e Uil. A Cagliari il corteo è partito dal Corso Vittorio Emanuele. In testa un camioncino con indumenti intimi appesi con le mollette sopra la targa. E la scritta:
“Ci avete preso tutto, lasciateci almeno le mutande”. Il corteo organizzato dai Cobas è partito intorno alle 11 e ha attraversato le principali strade della città per poi puntare verso piazza Galilei, sede della direzione scolastica regionale. Le rivendicazioni: no al contratto che prevede “aumenti e arretrati offensivi”.

E sì al “pieno recupero salariale di quanto perso in questi anni da docenti e Ata”. Una protesta allargata anche in difesa delle maestre che dopo l’ultima sentenza del Consiglio di Stato vedono il loro posto in cattedra sempre più in bilico. I Cobas chiedono anche l’immissione in ruolo di tutti i precari con tre anni di servizio. “Ancora una volta abbiamo a che fare – spiega Bianca Locci, insegnante – con una legge che svilisce il lavoro dei docenti. Il contratto era fermo da una decina di anni. E l’aumento è stato di pochi euro. Una cosa assurda. Se si continua così non si darà mia dignità a questa professione: ogni volta fanno dei danni, prima di agire devono riflettere”. Solidarietà anche ai docenti costretti a insegnare fuori dalla Sardegna o costretti all’aspettativa non retribuita perché quando si sta fuori i conti faticano a tornare. “Scioperiamo – spiega Claudia Atzori, insegnante – per rivendicare il diritto dei nostri colleghi a tornare a casa. Lo stipendio, con famiglie e mutui, non consente di stare fuori”. Un pensiero anche per i docenti di ruolo che quest’anno non hanno potuto lavorare vicino a casa almeno sul sostegno.

 

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