Scuola e Formazione

3 Agosto 2015

Pili: “500 cattedre in Sardegna a prof siciliani e campani e 4 mila docenti sardi precari”

"La Regione smetta di dormire e si faccia carico di questo vero e proprio tracollo della scuola sarda - attacca il deputato di Unidos - devono essere chiesti tutti i posti aggiuntivi necessari senza perdere altro tempo"
Ansa News
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Cinquecento posti da docente in Sardegna saranno occupati da insegnanti provenienti dalla Sicilia e Campania, mentre 4.000 insegnanti precari dell'Isola "resteranno senza futuro in graduatorie che non si esauriscono mai". Lo denuncia Mauro Pili che ha incontrato i delegati degli oltre 100 docenti di tecnologia che sono stati tagliati fuori dalla prima fase della selezione in graduatoria. "La Regione smetta di dormire e si faccia carico di questo vero e proprio tracollo della scuola sarda - attacca il deputato di Unidos - devono essere chiesti tutti i posti aggiuntivi necessari senza perdere altro tempo".
Il parlamentare sardo, che ha annunciato un'interrogazione urgente, sostiene che "4.000 docenti precari resteranno tali per due motivi: nel contesto nazionale ci sono docenti stranamente con punteggi elevatissimi di altre regioni italiane, vedi tra tutte Sicilia e Campania; la Sardegna è l'unica regione che non ha chiesto nemmeno un posto aggiuntivo". "La farsa della riforma getta il mondo della scuola nel buio più totale - attacca ancora Pili - con veri e propri drammi non solo nella gestione della vita professionale ma anche familiare con centinaia di genitori/docenti che in questi giorni sono chiamati a scegliere tra la famiglia e il lavoro. Rinunciare alla graduatoria che li potrebbe spedire come dei pacchi postali in tutte le regioni italiane oppure fare le valigie e trasferirsi chissà dove".
"Tra qualche giorno - ricorda l'ex governatore sardo - si completeranno le prime due fasi, cosiddette 0+A, che individuano i docenti che avranno il ruolo su cattedra in territorio regionale, e poi la roulette russa delle fasi B e C che si svolgeranno su base nazionale. Gli effetti sono drammatici in Sardegna, più di qualsiasi altra parte d'Italia, considerata la condizione insulare".