Pierluigi Mannino

10 Dicembre 2016

Quando il popolo diventa un nemico

Proprio non gli va giù, il Popolo sovrano ha votato in modo difforme da quanto desiderato dalle, cosiddette, elite e da quanto auspicato dai potentati economici ed ecco che il Popolo diventa un nemico
redazione cagliaripad,
Quando%20il%20popolo%20diventa%20un%20nemico

Proprio non gli va giù, il Popolo sovrano ha votato in modo difforme da quanto desiderato dalle, cosiddette, elite e da quanto auspicato dai potentati economici ed ecco che il Popolo diventa un nemico. Per una buona parte dei sostenitori del Sì, siano essi politici, giornalisti, professori o altro, è inconcepibile che la riforma delle riforme, il sogno renziano di dare una scossa al Paese mortificandone il libro sacro costituzionale, sia stato infranto da un popolo incapace, in questo caso, di fare la scelta migliore (per loro). Accusano noi, sporchi conservatori e cultori del No di non aver avuto coraggio e di preferire lo status quo all'incertezza della sfida lanciata dagli illuminati del sì.

Davvero una pessima lettura quella data da questi aspiranti neo illuminati, solo loro avrebbero capito il valore della riforma. Solo loro hanno capito il verbo renziano, noi, con il nostro no, abbiamo chiuso le porte alla nuova età dell'oro e alle meraviglie che avrebbe portato l'innovazione costituzionale. Siamo dei retrogradi, conservatori, pavidi e pigri. Siamo dei veri miscredenti, incoscienti e ciechi. E sul tema si sono espresse le grandi menti progressiste, si è espressa quell'intellighenzia che si nutre di conformismo e caviale, quella che si mostra sensibile verso gli ultimi purché siano ultimi di importazione. Quella che parla del popolo per sentito dire ma che è più affine a banchieri e speculatori. Di quanto accaduto domenica scorsa, proprio non hanno capito nulla, non hanno capito che il Popolo ha voluto dare un segnale a chi si è rivelato essere più sensibile ai capricci delle banche che ai bisogni dei cittadini.

Non hanno capito che la misura è colma e che il voto non è stato un voto di pancia ma un voto ponderato. Un voto per bocciare una riforma scritta con i piedi e con la quale si voleva privare il cittadino di ulteriori spazi di democrazia, Un voto che ha voluto essere l'Urlo di chi non ne può più di esser preso per i fondelli, di chi non ne può più di sentirsi raccontare una realtà diversa da quella vissuta nella quotidianità dalla stragrande maggioranza dei cittadini. Una realtà fatta di sacrifici, di privazioni e fame. Chi non vive la vita reale con le sue esigenze non può pretendere di dare risposta a tali esigenze e non può pretendere di essere creduto. Possibile che non vi siate posti il dubbio che, magari, noi, abbiamo capito il disegno che c'era dietro la riforma e non ci siamo prestati a questo gioco? Einstein diceva: "la conoscenza intuitiva è un dono sacro e quella razionale è il suo servo.

Noi abbiamo creato una società che venera il servo e ha dimenticato il dono." Non vi viene il dubbio che in questo popolo del no sia riemerso il dono? E che la scelta sia stata più saggia della vostra? Da un lato vi invidio, invidio le vostre certezze ma non posso accettare le vostre offese verso coloro che hanno deciso di urlare "adesso basta!" Basta alle vane promesse, agli imbonitori, ai superficiali, alla mediocrità imperante, al politicamente corretto. Basta ai saccenti, ai supponenti, agli avidi e alle marionette nelle mani di pupari senza scrupoli. L'Italia è un grande Paese, un Paese che ha avuto il coraggio di dire no anche per voi, un no che, magari, vi aiuterà a crescere e ad affrancarvi dal conformismo. Già mi immagino l'accusa: populista. Se pensare al bene comune e mettere al centro dell'azione politica l'uomo, il cittadino è populismo, allora Sì, lo sono. Ma ricordate che il populismo, il più delle volte, non è altro che la politica che dice la verità. Ad maiora