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Salvatore Cherchi, 63 anni, ingegnere minerario, ex sindaco di Carbonia, già deputato e senatore della Repubblica e presidente della ormai abrogata provincia Carbonia-Iglesias, espone le sue ricette per il rilancio di un territorio rimasto senza più rappresentanza istituzionale. E ne ha per tutti anche per alcuni suoi colleghi di partito.
 
 
Presidente Cherchi, le province sono state abolite da un referendum la cui costituzionalità è ancora da stabilire. Un referendum che nonostante abbia sancito la vittoria del sì non ha visto una grande partecipazione popolare. Il suo partito, il Pd, ha dato l'impressione di disinteressarsi al referendum sperando magari nel non raggiungimento del quorum. Oggi ha qualche rammarico? Tornando indietro rifarebbe le stesse scelte o s'impegnerebbe in modo più attivo contro l'abolizione delle province?
 
In realtà il Pd regionale era favorevole all'abolizione delle Province, così come tutte le forze politiche ad eccezione di Sel. Ho definito il referendum una truffa. Ma la campagna contro il referendum non ha potuto dispiegarsi adeguatamente proprio a causa della posizione delle forze politiche regionali. All'indomani del referendum mi sono dimesso per rispetto dell'esito. Poi sono tornato indietro, un po' invitato a farlo e un po' perché accusato di abbandono della nave. Sapevo che il destino della Provincia era segnato ma questo è servito almeno per concludere l'accordo con il Governo sul Piano Sulcis. Ora la Provincia è commissariata e tale resterà per chissà quanto tempo poiché le riforme sempre annunciate, non si vedono. Questo Consiglio regionale, maggioranza ma anche minoranza, ha responsabilità molto gravi poiché dimostra di non saper usare il potere esclusivo dato dallo Statuto alla Regione, sull'ordinamento degli enti locali.
 
 
L’abolizione della provincia che danni causerà in termini di rappresentatività per il territorio?
 
La Provincia è innanzitutto un soggetto che produce servizi ai cittadini e al territorio. La soppressione trasforma il territorio in mero soggetto di consumo di quei servizi. Valuto, usando i moltiplicatori economici propri, che mancherà all'economia del Sulcis l'equivalente di ottanta /novanta milioni di euro all'anno in lavoro e acquisti locali di beni e di servizi. L'impatto sull'occupazione, compreso l'effetto indotto, è di non meno di 400 unità. Attenzione. Il territorio è colpito molto anche nel settore dei servizi, non solo nell'industria. Sta perdendo tutti i servizi per l'amministrazione della Giustizia. Si discute di una riduzione dei servizi di sicurezza. E si prospetta come fatto imminente la cancellazione della Asl. Penso, poi, che la Provincia, oltre che produrre servizi, avesse ruolo di rappresentanza politico-istituzionale. Il Piano Sulcis, di cui denunciamo i ritardi nell'attuazione, è figlio in larga parte dell'iniziativa programmatoria e politica della Provincia. Questo ruolo di rappresentanza e di unificazione del territorio lo abbiamo esercitato anche quando non abbiamo conseguito i risultati voluti."
 
 
Sono molte le vertenze aperte arrivate a un punto cruciale dall'Eurallumina fino all'Alcoa per non parlare del Piano Sulcis che si trova in questo momento in una fase di stallo. Pensa sia necessario che il territorio si doti di una struttura politica in grado di gestire queste emergenze?
 
Temo molto che il Piano Sulcis possa perdersi nei porti delle nebbie romane e cagliaritane. Ben venga una struttura locale per l'attuazione del Piano, dotata delle necessarie professionalità. Avevo attrezzato la Provincia per fare questo. Superata la Provincia, il problema resta e bisogna risolverlo. I Comuni devono ragionare in termini di territorio e non di cinte daziarie. La fermata della filiera della alluminio vale una riduzione della produzione locale di 560 milioni di euro/anno; minori trasferimenti al territorio per stipendi e acquisti locali per 170 milioni di euro/anno. Un impatto negativo sull'occupazione di circa 3500 unità. Maggiori spese in cassa integrazione e assistenza e minori entrate per lo Stato in tasse e contributi. Una follia sociale ed economica. Il Governo italiano prenda esempio da quello francese di Holland: alla fermata di due impianti di alluminio in Francia da parte di Rio Tinto,ha risposto con la conclusione di un accordo con la tedesca Trimet che ha rilevato i due impianti attraverso una società cui partecipa Edf (l'Enel francese) con un 35 per cento. Mi auguro che dopo il 20 agosto si riprenda l'iniziativa sull'alluminio primario ex Alcoa, oggi in binario morto, mentre per Eurallumina esiste una concreta prospettiva di ripresa produttiva.
 
 
Una delle battaglie che maggiormente sta contraddistinguendo il dibattito politico di questi mesi è quella sulla Zona Franca. Può essere una soluzione per il Sulcis?
 
La sinistra sarda è sempre stata favorevole alla zona franca in funzione della produzione e del lavoro, nostri più importanti problemi. Siamo sempre stati molto più tiepidi se non contrari alla zona franca al consumo che alimenta l'importazione di beni prodotti altrove. Il decreto legislativo sulle zone franche doganali ha la firma di Prodi, Ciampi e di altri ministri del primo centrosinistra. Da parlamentare ho seguito la gestazione di quel decreto e ho contribuito a fare si che riguardasse non solo Cagliari, come originariamente previsto, ma tutti i porti industriali sardi. A nome del nostro gruppo parlamentare e come primo firmatario, ho depositato la proposta di legge sulla zona franca fiscale alla produzione. In Europa non si può vietare un fisco favorevole al lavoro e alle imprese in Sardegna e consentirlo in Irlanda che compete sullo stesso mercato. Nel presente sono nati molti equivoci in parte alimentati da Cappellacci per la campagna elettorale e da movimenti strettamente connessi al centrodestra e in parte dovuti ad ingenuità e a scarsa memoria della sua storia del centrosinistra che ha il dovere di battersi per la zona franca per la produzione e il lavoro.
 
 
 
La provincia di cui lei era Presidente si è contraddistinta per aver proposto nell'ambito del Piano Sulcis, di concerto con i parlamentari eletti nel territorio, lo strumento della Zona Franca Urbana. Quando pensa che questo strumento potrà partire?
 
Ci sono fondi disponibili. Anche la multa a carico di Alcoa era destinata ad altro. Ne abbiamo rivendicato e ottenuto l'utilizzo per le piccole imprese. Bisogna sbrigarsi. Il decreto e' in gazzetta ufficiale da quasi un mese e la Regione non ha dato il parere necessario per il bando che raccoglie le richieste delle imprese. Occhio, quei 124 milioni se non vengono impegnati nel bando ritornano nella disponibilità del Bilancio dello Stato, cioè li perdiamo. Quindi discutiamo pure ma intanto consolidiamo e utilizziamo ciò che abbiamo ottenuto.
 
 
Ha un appello da fare alla politica nazionale e regionale su ciò che nell'immediato servirebbe per salvare il Sulcis?
 
In Europa abbiamo ben 27 milioni di disoccupati. In Italia un giovane su due è disoccupato. Serve innanzitutto una politica economica che ci porti fuori dalla stagnazione e dalla recessione. La deindustrializzazione (cancellazione di produzioni senza promuovere altri tipi di produzione) ha fatto gravissimi danni, il Sulcis ne è un esempio grande. Alla Regione? Beh, spero per i sardi che arrivi un radicale cambiamento nei prossimi mesi. Il tempo lungo di cinque anni che il centrodestra ha avuto a disposizione e' stato sprecato. Ora il tempo e' finito.
 
 
Un’ultima domanda. Cosa ne pensa della nomina dell'ex senatore Cabras alla guida del Banco di Sardegna? Viste anche le vicende legate al Monte dei Paschi di Siena, non sarebbe stato meglio in termini di immagine per il Pd che la scelta fosse un'altra?
 
Rispetto le scelte politiche e personali di ciascuno. Aggiungo che nella stessa situazione, ne avrei fatto di radicalmente diverse per più di una valida ragione.