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I cento anni? Per arrivarci, magari anche in buone condizioni, bisogna partire da lontano: la vita lunga si inizia a costruire da giovani o addirittura da bambini. È il messaggio lanciato durante la tavola rotonda "Promotori dell'invecchiamento sano ed attivo: l'interesse dei giovani" organizzata dal presidente della Comunità mondiale della longevità Roberto Pili e da Andrea Loviselli, coordinatore del Corso di Laurea di Scienze Motorie dell'Università di Cagliari.

Presenti medici, biologi, psicologi, antropologi. "Il progressivo invecchiamento della popolazione a livello mondiale rende necessari interventi volti a promuovere forme di invecchiamento sano ed attivo, sin dalle fasi precoci della vita – ha spiegato Pili – al fine di contenere fattori di rischio per patologie e disabilità, che tenderebbero invece a crescere all'aumentare dell'età".

Ecco perché quando si parla di invecchiamento attivo è importante rivolgersi anche a chi di anni ne ha 14 o 20. "La sensibilizzazione, l'informazione e la formazione dei giovani – ha chiarito l'esperto – rappresenta uno step fondamentale di qualsiasi intervento che abbia lo scopo di promuovere l'invecchiamento sano, soprattutto tenendo conto che la diffusione di stili di vita non salutogenici, quali alcuni di quelli odierni, potrebbe aumentare il rischio di patologia nelle attuali generazioni di giovani".

Il destino? C'entra poco, forse solo il 25 per cento. "I fattori modificabili – continua Pili – rappresentano il 75% della qualità dell'invecchiamento (sia esso usuale, patologico o di successo). La riflessione su stili di vita e alimentari, rappresentano la chiave di volta nella programmazione di interventi utili a governare adeguatamente il progressivo invecchiamento della popolazione a livello mondiale. L'attenzione a tutte le fasi del ciclo di vita rappresenta la seconda chiave di volta, nella consapevolezza che la salute si costruisce sin dall'infanzia".

Non solo: per il giovane l'invecchiamento attivo può essere formazione. E magari più in là anche un posto di lavoro. "Il tema dell'invecchiamento attivo – ha confermato Pili – rappresenta per i giovani un campo di professionalizzazione, oltre che un'opportunità di informazione nella promozione della salute".