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Un dialogo tra passato e presente nella ‘Mitteleuropa’, da Cajkovskij a Stravinsky passando per Alban Berg. È un viaggio dalla Russia all’Austria e ritorno quello proposto per il sesto appuntamento con la Stagione concertistica del Teatro Lirico di Cagliari. Il concerto, in programma venerdì 23 e sabato 24 marzo, segna il debutto sul podio del Teatro cagliaritano di Marco Angius, origini sarde (il nonno era di Bonorva) e fama internazionale. Il direttore, tra i maggiori interpreti del repertorio contemporaneo, dirige l’Orchestra del teatro in un programma che, come ha sottolineato “si concentra sulla compagine degli archi, protagonisti di due lavori molto importanti della primavera del 900: i Tre pezzi dalla Lyrische Suite di Alban Berg e la Suite n.4 in Sol maggiore “Mozartiana” op. 61 di Ptr Il’i Cajkovskij”.

Angius che confessa di avere “un legame molto forte con la Sardegna”, sarà presto di nuovo a Cagliari per un altro debutto: dirigere dal 18 maggio Sancta Susanna di Paul Hindemith e Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni nel nuovo allestimento del Teatro Lirico di Cagliari firmato dal regista Gianfranco Cabiddu, al suo esordio nella lirica. “Il lavoro che stiamo svolgendo con l’orchestra del Teatro Lirico per me è un nuovo inizio e la scelta del programma permette di raggruppare in una stessa sera elementi e linguaggi che vanno da Mozart al primo 900 – spiega Angius – nell’Apollon Musagète Igor Stravinsky, con un raffinato contrappunto di linee, fa rivivere l’arte e la sapienza musicale di Bach.

Il balletto ispirato al mito di Apollo e delle sue muse giustifica l’idea di uno Stravinsky “neoclassico”. In realtà – sottolinea il maestro – il neoclassicismo è un termine che non esaurisce la forza intuitiva contenuta nella musica del compositore. Egli è conscio che la crisi in cui si avvia il 900 musicale sia risolvibile rileggendo il passato. Ma il passato, è il messaggio che emerge, per noi è irraggiungibile, lo si può solo reinventare”. Anche la Mozartiana di Cajkovskij ha la stessa finalità. “Cajkovskij adora Mozart ma se ne appropria con questa suite di pezzi pianistici che vengono riorchestrati e reinventati secondo la cifra stilistica e compositiva dell’artista russo”, mette in evidenza Angius, dal settembre 2015 nuovo direttore musicale e artistico dell’Orchestra di Padova e del Veneto.

“In Alban Berg ritroviamo il fraseggio, il respiro e il delirio della musica di Mahler. Berg si considerava quasi l’erede di Mahler, ma nella sua scrittura il lirismo appare in maniera trasfigurata, sfiorata. Assistere a un concerto è come addentrarsi in un museo, in una galleria di suoni, si osservano le opere e si resta affascinati anche non conoscendone l’origine”. E un’ultima suggestione: “Di fronte alla musica del 900 e alla sua complessità ci si spaventa. Ci si spaventa di fronte al termine modernità. Ma in realtà basta ascoltarla per rimanerne affascinati”, conclude Marco Angius.

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