Il 24 aprile 2018 il TAR del Lazio ha pubblicato l’ordinanza in merito al ricorso presentato dal Movimento Legge Rifiuti Zero per l’Economia Circolare costituito anche da Zero Waste Sardegna col quale era stato impugnato il decreto attuativo dell’art. 35 del decreto Sblocca Italia, riconoscendo di fatto le ragioni degli appellanti sul mancato rispetto della corretta gerarchia dei rifiuti e la mancata effettuazione della VAS (Valutazione Ambientale Strategica).

“Ora il TAR – spiega l’associazione – ha rimandato alla Corte di Lussemburgo la decisione. Vincere alla Corte di Giustizia Europea rappresenterebbe un passaggio fondamentale per l’enorme impatto dal punto di vista giuridico, il carattere vincolante e la sua immediata applicazione in tutti i Paesi europei; un aspetto fondamentale in termini di legittimazione e orientamento delle politiche dei governi in questa direzione. Il ricorso presso la Corte di Lussemburgo comporta costi economici importanti, per le spese legali e le risorse necessarie per garantire forza e visibilità alla nostra azione. Nel corso degli anni sono stati raggiunti grandi obiettivi, si sono create e a consolidate ampie reti che si battono a tutela dell’ambiente e della salute, con l’obiettivo di un passaggio ad un diverso modello di sviluppo”.

“Ora però – spiegano – l’obiettivo a portata di mano è molto più grande. È necessario coinvolgere sempre più persone, mettere in rete sempre più realtà, contribuire allo sviluppo di un’opinione pubblica consapevole ed informata, per acquisire un peso e una forza maggiore per sostenere ciò che è giusto. È innegabile il ruolo e il contributo della Sardegna in questa vicenda. Pur con una popolazione di meno del 3% del totale di quella italiana, ha fornito la spinta e un contributo determinante nel processo in corso. A dispetto dei luoghi comuni che vogliono relegarci ad un ruolo subalterno, abbiamo dimostrato grande attenzione e sensibilità ai temi ambientali ed economici dell’isola e di tutta l’Europa, non abbiamo avuto dubbi nello schierarci in prima linea per avviare un profondo processo di cambiamento e di stravolgimento dei fallimentari modelli imperanti. C’è oggi l’opportunità di rendere affettivo il notevole sforzo espresso nel corso degli anni e la Sardegna può ancora una volta rendersi protagonista a livello locale ed europeo. Un piccolo supporto finanziario da parte di tutti può consentire di raccogliere agevolmente la cifra necessaria per sostenere il ricorso in Europa e per informare e sensibilizzare più persone possibile, così da avere sempre più forza nel rivendicare il nostro diritto ad una società più equa e sostenibile.

“L’Art. 35 – segue la nota – impone la realizzazione di nuovi inceneritori e l’aumento della capacità di quelli esistenti senza effettuare una valutazione ambientale strategica (VAS). Ciò significa aumentare in modo massiccio le emissioni in atmosfera di polveri sottili contenenti sostanze tossiche e cancerogene e continuare a investire su un modello industriale speculativo i cui profitti sono garantiti esclusivamente dagli incentivi pubblici inseriti nella bolletta elettrica, impedendo, a causa degli ingenti investimenti e dei loro tempi di ritorno, di muoversi nella direzione del recupero di materia attraverso pratiche come il riciclo e il riutilizzo, secondo i criteri dell’economia circolare. In Sardegna, oltre al potenziamento dei 2 inceneritori esistenti, è previsto anche un terzo inceneritore per gestire complessivamente 300.000 t/anno di rifiuti indifferenziati, con un ricalcolo del fabbisogno residuo del tutto incongruente con le reali previsioni. Questo nonostante appena 6 mesi prima dell’approvazione del decreto si affermasse che non c’erano le condizioni per un terzo inceneritore”.

 

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