“Tre mesi fa Antonio Piras, che per 4 anni ha coordinato i colleghi penitenziari nella Casa Circondariale “Ettore Scalas” di Cagliari, ubicata nel territorio di Uta, ha lasciato la struttura avendo scelto un nuovo percorso professionale, ma da allora manca un responsabile. Il temporaneo supplente, Matteo Papoff, già coordinatore a Buoncammino, è stato cooptato dal Dpartimento di Salute Mentale sottraendolo in parte al suo ruolo interno all’Istituto e del tutto al servizio psichiatrico territoriale con negative conseguenze per i pazienti affetti da disagio mentale. E’ urgente dunque assegnare l’incarico in modo non estemporaneo e riorganizzare la sanità penitenziaria in ogni Istituto isolano”. Lo afferma Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme”, ricordando che “nel Villaggio Penitenziario di Uta sono ristrette 556 persone di cui 21 donne e 121 stranieri, una realtà particolarmente problematica in cui il coordinatore sanitario riveste un ruolo molto importante, ma ha bisogno di supporti e riferimenti certi”.

“A caratterizzare il ruolo del coordinatore sanitario – sottolinea – è la gestione dell’intero sistema clinico-sanitario e burocratico. Oltre a favorire il lavoro dei colleghi dei diversi settori e garantire il controllo sull’efficienza organizzativa, interagisce con la Direzione dell’Istituto e la Magistratura, in particolare quella di Sorveglianza, e con i liberi professionisti, qualora il detenuto chieda una visita specialistica o debba produrre una relazione di parte a integrazione di un’istanza. Il coordinatore inoltre si occupa dell’inoltro e predisposizione delle domande di invalidità, delle denunce inail, tiene i rapporti con i Consolati e i Mediatori Culturali, oltre a predisporre o integrare relazioni per l’incompatibilità dietro le sbarre. Ovviamente per poter far fronte a questi impegni, la sua deve essere una presenza costante ed esclusiva che però possa avvalersi di una rete strutturata anche perché quello di Cagliari-Uta è l’unico carcere con un Centro Clinico in cui sono ricoverati circa 25 pazienti”.

“Dopo Oristano-Massama e Cagliari-Uta entrambi senza coordinatori sanitari, l’organizzazione della Sanita Penitenziaria in Sardegna ha necessità di una rivisitazione e di un aggiornamento. Sono infatti trascorsi 6 anni dalla riforma e da allora non è mai stata fatta una verifica sull’efficienza del sistema. La situazione delle strutture detentive in questi anni è profondamente cambiata perché si è partiti da dodici Istituti di medio-piccole dimensioni con detenuti appartenenti alla tradizionale malavita, a dieci carceri di media-grande capacità con un’altissima percentuale di tossicodipendenti e persone con problemi psichici, Sono inoltre presenti circa un migliaio di ristretti in regime di alta sicurezza nonché oltre 90 in regime di 41bis, quasi tutti provenienti dagli Istituti della Penisola. Insomma – conclude la presidente di SDR – occorre riconsiderare seriamente le condizioni attuali del servizio per offrire maggiori garanzie a operatori, detenuti e familiari”.

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