Perché penso che per una realtà come quella Cagliaritana, prima di un Museo d’Arte Contemporanea sia necessaria un’Accademia di Belle Arti?
Perché i Musei non hanno mai avuto, storicamente, come finalità principale quello della didattica, a Berlino l’esempio è plastico, è Berlino è ancora oggi una capitale dell’arte Europea, tra il 1823 e il 1828, l’Architetto Karl Friedrich Schinkel, progettò due strutture che bene inquadravano concettualmente la rivoluzione industriale di massa, e come si stessero riducendo tutti gli stili di vita estetici a prodotto.

Schinkel progettò l’Altes Museum, il primo Museo pubblico del mondo a pagamento e il Kaufhaus, un centro commerciale; le due strutture sarebbero dovute essere diverse e distanti, invece si somigliano incredibilmente nel loro gusto istituzionalmente Neocilassico; entrambi percorribili, entrambi consentono di vedere spendendo; l’industria di massa è questo, finge di distinguere tra diversi utilizzi del tempo, mentre in realtà si sta simbolicamente riempiendo del tempo libero che non è tempo di studio e ricerca.
Crudele ma vero, per l’Architetto Schinkel, non vi erano poi così tanti distinguo tra un discobolo e un paio di superstar Adidas, entrambi in esposizione per lo spettatore pagante.
Dove voglio arrivare?
Il “pubblico” si comincia così a configurare, già nei primi dell’Ottocento, come audience d’eventi, opere e discorsi; adesso nella Cagliari del 2018, senza che un’Accademia di Belle Arti abbia mai formato la cittadinanza, e sviluppato in epoca contemporanea, il non troppo sottile distinguo e limite, tra arte come processo linguistico e arte come prodotto, per quale tipo di pubblico si sta preparando il MAC?

La modernità sociale ed economica in Occidente (ma non a Cagliari), dall’Ottocento in poi, è cortocircuito virtuoso tra Accademia, enciclopedia e mercato; l’Accademia in questo cortocircuito è un fondamentale nodo di mercato; eppure nel Cagliaritano, si pensa al pubblico come qualcosa di dato, di già pronto e naturalmente disponibile ad essere usato, il pubblico s’immagina fuori ad aspettare soltanto consigli su quali artisti guardare, ascoltare e leggere, questo è il frattale dei “cattivi” prodotti artistici Cagliaritani, questo è il motivo per cui non ci sono distinguo di qualità tra la cover band di Vasco Rossi e gli 883 o Dr Drer e Crc Posse; si giustifica la stasi artistica e culturale e la cattiva qualità dei propri artisti (che artisti non sono) forti del “successo” che hanno con il pubblico.

La verità è che il pubblico Cagliaritano, non ha proprio idea di quello che gli stai dando, un esempio di questa estate?
Paratissima, nata a Torino per contrapporsi criticamente alla dittatura culturale di fiere e mostre mercato come Artissima, copiata, incollata e programmata in una città come Cagliari, dove non solo non c’è Artissima, ma non c’è una fiera d’arte contemporanea e neanche una galleria una, dal respiro di mercato internazionale.
Cagliari deve imporsi di pensare, che il pubblico, con tutta l’economia possibile che costituisce, lo si costruisce, come avvenne nell’Ottocento in altre realtà Europee metropolitane; le Accademie esistevano (o nascevano) e l’arte cominciava a rappresentarsi come attività ricreativa.

Se a Cagliari come altrove, l’arte è segno di distinzione sociale, è ovvio che se un ragazzo frequenta un’Accademia di Belle Arti, interessando amici e parenti, lui, amici e parenti riempiono e riempiranno le sale dei Musei; in questa maniera si costruisce un pubblico ricettivo verso i processi del fare arte contemporanea.
Linguaggi e ricerche artistiche, sono processi d’imitazione didattici e dialettici, attraverso il quale si produce la nostra copia cognitiva, l’Accademia è l’istituzione preposta a questo, altrimenti Cagliari nel tempo sarà sommersa da cover band e artisti che imitano linguaggi determinati altrove, nell’impossibilità di fare una propria ricerca autonomamente dialettica con l’altrove!

Mimmo Domenico Di Caterino

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