“Abbiamo appreso con stupore che il Presidente del Consiglio Conte, in visita lampo in Sardegna durante questa campagna elettorale, ha convocato a un incontro le organizzazioni datoriali delle imprese, ma non ha convocato le organizzazioni sindacali dei lavoratori. Ciò appare ancor più sorprendente in relazione alla mobilitazione del sindacato confederale nel nostro Paese sui temi del lavoro, della solidarietà sociale e delle politiche di sviluppo, che appena sabato scorso ha portato in piazza a Roma migliaia di persone a sostegno delle rivendicazioni sindacali”. Lo hanno detto i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil della Sardegna Michele Carrus, Gavino Carta e Francesca Ticca in merito alla visita del Premier Giuseppe Cointe oggi a Cagliari.

“E’ un’idea singolare della partecipazione democratica quella di un capo di governo che sceglie di ignorare le istanze di chi rappresenta il lavoro su cui si regge la nostra società e che conta l’adesione, anche in Sardegna, di oltre un quinto della popolazione totale del Paese che amministra. I confederali – affermano i segretari – attendono una spiegazione seria e plausibile di un simile comportamento”.

Secondo Carrus, Carta e Ticca appare “ancor più singolare scoprire dagli organi di stampa che il Presidente del Consiglio giunga in Sardegna, a sorpresa, a presentare un formidabile piano di investimenti e di sviluppo della nostra regione, maturato in silenzio in una riflessione quasi solitaria,
senza la condivisione con le forze sociali e il confronto con le istituzioni autonomistiche del popolo sardo. Anche questo ci appare un singolare concetto della democrazia rappresentativa”.

“Resta la curiosità di conoscere i contenuti di questo programma – proseguono – che oggi deve riguardare in Sardegna anche una seria riforma del settore agropastorale, per noi così importante”, e resta “l’auspicio che si tratti di idee e progetti validi e sostenibili, e non di promesse elettorali, di un programma sul quale prenda avvio e si recuperi un serio confronto di merito, e che recupererà presto la grave lacuna iniziale dell’esclusione delle forze popolari e del lavoro che si riconoscono massicciamente nel sindacato confederale”.

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