La trattativa di Alitalia si stringe su Delta Airline ed easyJet. E potrà contare su una partecipazione del governo che, attraverso il ministero dell’Economia, si dice pronto ad essere parte attiva nella costituzione della nuova compagnia “a condizione della sostenibilità del piano industriale e in conformità con la normativa europea”. Il dossier Alitalia fa così due passi avanti. Due step forse scontati, ma che fanno chiarezza. A Palazzo Chigi un vertice tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il vice presidente Luigi Di Maio e il ministro dell’Economia Giovanni Tria accende il disco verde all’ingresso dello Stato. Mentre il Cda di Ferrovie delimita il campo per lo scatto finale indicando espressamente la compagnia americana e la low cost inglese come le prescelte per “avviare una trattativa al fine di proseguire nella definizione degli elementi portanti del piano della nuova Alitalia”. Sul tavolo si parla quindi di una ‘newco’.

Un tema che sarà affrontato anche nel confronto che il vice-premier Luigi Di Maio avrà con i sindacati sull’ex compagnia di bandiera, un tavolo al quale i rappresentanti dei lavoratori si presenteranno agguerriti, con i segretari generali della Cgil Maurizio Landini e della Uil Carmelo Barbagallo. Delta ed easyJet atterrano sulla pista finale della trattativa. Entrambe le compagnie sono in partita da oltre tre mesi, avendo presentato un’offerta formale alla fine di ottobre. Il progetto iniziale di Delta di entrare nella newco insieme ad Air France-Klm (con un 20% ciascuna) è sfumato la scorsa settimana dopo che i franco-olandesi si sono sfilati sulla scia delle tensioni tra Italia e Francia. Di lì la scelta di coinvolgere la low cost inglese che in questi mesi ha sempre confermato il proprio interesse.

Il progetto di Delta, sempre considerato in pole position, punterebbe ad un’Alitalia un po’ più piccola, con una riduzione degli aeromobili da 118 a 110 e una forza lavoro di 9-10 mila lavoratori (e conseguenti 2-3 mila esuberi). L’intenzione degli americani sarebbe di entrare nella newco con il 20%, affiancati da easyJet con un altro 20%. Il governo, invece, potrebbe convertire in equity il prestito ponte e, secondo le indicazioni emerse nei giorni scorsi, potrebbe alla fine avere una quota tra il 14 e il 15%, una partecipazione analoga a quella che il governo francese ha in Air France. Nella compagine, insieme a Fs e al Ministero dell’economia, si sta lavorando anche a coinvolgere altre partecipate pubbliche, tra cui si ipotizza Poste. Finisce sempre più nell’angolo, invece, Lufthansa che pur non avendo mai presentato un’offerta formale, è rispuntata più volte in questi mesi, sia con esplicite dichiarazioni di interesse, sia tirata in ballo dalla politica (soprattutto dalla Lega): nel progetto tedesco 3 mila esuberi, una flotta ridimensionata a 70 aerei, ma soprattutto l’indisponibilità a sedersi accanto al Governo italiano. Resta intanto alta la preoccupazione dei sindacati, che oggi tornano al Mise, due mesi dopo l’ultimo incontro. “Non si può più aspettare. Bisogna fare presto e prendere una decisione per salvaguardare l’occupazione e dare futuro all’azienda”, avverte il segretario generale della Cgil Maurizio Landini: “Ci auguriamo che oggi ci siano risposte precise su partner e progetto industriale”.

Al tavolo sono attesi i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl e altre 15 sigle tra categorie, autonomi e associazioni professionali, oltre ai tre commissari straordinari Stefano Paleari, Enrico Laghi e Daniele Discepolo.