Il caso Palamara e la bufera sulle procure ha riportato in auge il dibattito politico sulla separazione delle carriere dei magistrati.

Il tema è in discussione alle Camere e oggetto di una serie di proposte di legge depositate sia a Montecitorio che a Palazzo Madama.

Alla Camera è recentemente ripartito l’iter di una proposta di legge di iniziativa popolare e costituzionale che è stata presentata nella scorsa legislatura. La proposta numero 4723.

L’iter del provvedimento è ripartito nelle commissioni Giustizia e Affari Costituzionali il 20 febbraio scorso, il 27 febbraio è stato deliberato un ciclo di audizioni che si sono tenute a partire dal 10 aprile.  E l’ultima è del 2 luglio scorso con l’intervento di alcuni docenti di diritto penale.

Il cuore del testo è la separazione totale della carriera dei magistrati requirenti da quelli giudicanti. Con la consequente previsione di due Consigli superiori della magistratura: il Csm della magistratura giudicante e il Csm della magistratura requirente.

“Prosegue l’iter in commissione Affari costituzionali alla Camera della proposta di legge sulla separazione delle carriere. Le recenti evidenze della cronaca hanno confermato come sia sempre più impellente la necessità di tracciare un solco, netto e invalicabile , tra magistratura giudicante e inquirente, rendendo impossibile quella ‘trasmigrazione’ con provenienza comune che ha finito per creare più di un’anomalia”, spiega il deputato di Forza Italia Francesco Paolo Sisto, relatore della proposta di legge.

“Solo attraverso due organi di autogoverno – aggiunge – si può riempire di contenuto la previsione costituzionale di terzietà del giudice, restituire credibilità alla giustizia e assicurare il pieno rispetto delle garanzie dei cittadini”.

Anche in Senato è iniziata la discussione su un disegno di legge che riguarda, invece, più nello specifico gli incarichi politici dei magistrati con le relazioni dei senatori Gelsomina Vono ed Emanuele Pellegrini.

Questi temi saranno, comunque, certamente affrontati anche nella più ampia riforma della Giustizia già annunciata dal ministro Alfonso Bonafede. Nell’attesa della quale le Camere si sono iniziate a muovere.