In ricordo di Dottor Nabeel Khair, ambasciatore dell’Autorità palestinese in Sardegna.

Carissimo Nabeel, ti ho conosciuto tanti anni fa da quando ero viceparroco a Desulo e poi ho continuato a frequentarti da parroco fino ad oggi perché condividevamo il nostro amore alla tua terra, la Terra Santa.
Mi portasti al tuo amato paese Beit-Sahur, dove c’è il campo dei pastori che ricevettero dall’Angelo l’annuncio della nascita di Gesù, e qui ho potuto conoscere la tua famiglia.
Mi hai fatto toccare con mano le sofferenze e la povertà che la tua gente soffriva e per questo stabilimmo un ponte per aiutarli economicamente. Facemmo arrivare in parrocchia diversi scatoloni di articoli religiosi artigianali in olivo, molto belli, per aiutare l’economia del tuo paese.
Grazie a te, caro Nabeel, ho potuto visitare tante volte la Terra Santa, perché d’altronde condividevi la mia stessa fede in Cristo.
Siamo stati insieme tante serate a parlare dei nostri problemi nella guardia medica di Desulo e ci sostenevamo a vicenda.
Grazie a te, che eri l’ambasciatore dell’Autorità palestinese in Sardegna, ho potuto incontrare, con altri sacerdoti sardi, il Presidente dell’Autorità palestinese Yasser Arafat per portagli il nostro messaggio di pace nel suo Bunker di Ramallah.
Ti confidai che mi aveva colpito tanto la sua scorta di medicine davanti a lui, i testi sacri delle varie religioni e alle sue spalle un grande mitragliatore Kalashinkov, scandalizzandomi non poco perché mi ricordava il detto latino “si vis pacem, para bellum” che a me non piace. Sarebbe meglio se vuoi la pace ama e perdona, come direbbe il nostro comune amico Gesù.
Comunque, Mister Arafat accettò il nostro messaggio di pace offrendoci qualcosa da bere.
Questo tuo spirito di servizio, per la tua gente, per i più bisognosi, lo hai sempre dimostrato e ora hai sacrificato la tua vita per i tuoi pazienti.
Ora incontrerai la tua amata figlia nel regno del Cristo risorto. Grazie Nabeel.
Don Valerio Casula