L’incidente segue una serie di eventi simili lungo i confini della Russia nelle ultime settimane, con l’aviazione russa che ha attivato i caccia per intercettare gli aerei da ricognizione statunitensi e altri aerei militari che sondavano le difese aeree russe dal Mar Nero a ovest e al Mare del Giappone ad est.

Dei caccia russi sono stati fatti decollare per scortare aerei di ricognizione statunitensi e norvegesi e un drone in episodi separati nel Mare di Barents e nel Mar Nero, ha comunicato il ministero della Difesa russo.

“Sono stati identificati aerei da ricognizione che volavano verso il confine di stato della Federazione Russa: un P-3C Orion dell’aviazione norvegese sul Mare di Barents e un P-8A Poseidon, un RC-135 e un MQ-9A Reaper degli Stati Uniti sul Mar Nero”, ha riferito in una nota il dicastero militare russo.

Si dice che gli aerei sono stati intercettati da velivoli sotto il comando rispettivamente della flotta settentrionale e del distretto militare meridionale. Dopo aver intercettato gli aerei stranieri, i jet russi li hanno scortati da una distanza di sicurezza fino a quando non si sono allontanati dai confini della Russia. Il ministero della Difesa ha sottolineato che tutti i voli sono stati effettuati in stretta conformità con le norme internazionali sull’uso dello spazio aereo.

L’annuncio di martedì fa seguito ad un episodio simile avvenuto sabato scorso, in cui la Russia ha allertato i suoi caccia Su-35 e MiG-31 per intercettare e allontanare un RC-135 che volava verso lo spazio aereo russo nel Mar del Giappone. Il 1° luglio, un Su-27 è decollato nei cieli sul Mar Nero per intercettare un altro RC-135, anch’esso appartenente agli Stati Uniti. Due fatti simili erano stati segnalati pochi giorni prima.

I pattugliamenti USA e NATO lungo i confini russi

I militari russi hanno rilevato, rintracciato o intercettato migliaia di pattugliamenti aerei statunitensi e NATO lungo i confini nazionali negli ultimi anni, voli che si svolgono in una varietà di luoghi, dal mare di Barents e dal Mar Baltico al Mar Nero, fino al mare del Giappone e al mare di Okhotsk in Estremo Oriente. L’alleanza occidentale ha intensificato le sue operazioni di ricognizione e di allerta preventiva lungo i confini della Russia dopo la crisi ucraina del 2014, con missioni aeree accompagnate da un incremento di manovre terrestri e navali e movimento di truppe. Mosca ha ripetutamente avvertito che tali voli comportano il rischio intrinseco di escalation accidentale, mentre gli Stati Uniti e i loro alleati hanno occasionalmente accusato i piloti russi d’intercettare i loro aerei in modo “non sicuro e poco professionale”.