In quest’isola abbonda il vento e in tempi di crisi economica e culturale come questi, perché non tentare di venderlo? Piero Manzoni è riuscito a vendere non solo la sua merda in scatola, ma anche il suo fiato d’artista in palloncino.
In quest’isola invece nel nome di un possibile mercato comune (di quello si dovrebbe interessare la politica Regionale), non si riesce a essere uniti neanche su questioni come la vendita del proprio vento.
L’oggetto del contendere questa volta è un parco eolico, da costruire nel sud Ovest dell’isola a statuto autonomo: favorevoli le sigle ambientaliste che incarnano le istanze del popolo di Greta Thunberg (Legambiente, Greenpeace e Wwf), contrario il governatore della Regione Sardegna e i sindaci dei comuni costieri interessati. Il progetto è della società “Ichnusa wind power” (potenza del vento di Sardegna, ma la società è Milanese), prevederebbe 42 pale eoliche a trenta km. da Cala Domestica.
Gli ingegneri della società Milanese, che vorrebbe mettere sul mercato il vento sardo, pensano al largo della costa a una piattaforma galleggiante per le turbine eoliche, a 35 km. dalla costa in acqua, nella pratica un’isola sullo sfondo del mare che poco modificherebbe il paesaggio se non in maniera impercettibile. Perché no? La questione dovrebbe essere quale vantaggio porterebbe quest’impianto all’economia isolana, ma da queste parti tutto serve a cavalcare polemiche politiche. Il progetto è oggettivamente d’avanguardia, non c’è impatto e criticità paesaggistica, e alla costruzione dell’impianto s’accompagnerebbe un piano di sviluppo di biodiversità con un’oasi di fauna ittica nell’area interessata.
L’isola potrebbe passare dal carbone e metano alle sue energie rinnovabili, insomma il futuro sostenibile con cui tutti si sciacquano la bocca all’occorrenza. In fondo il futuro si progetta nel presente, e l’alternativa a questo sarebbe il gasdotto Cagliari Sassari. Ma la Regione Sardegna è ovviamente contraria, mica si sta parlando di costruzione di alberghi sulle coste, che lavoro sarebbe produrre energia tramite il vento? Ragion per cui la relazione negativa è già annunciata, con tanto di sindaci allineati di Arbus, Buggerru, Fluminimaggiore, Portoscuso, Gonnesa, Iglesias e Carloforte.
Il motivo? La deturpazione ambientale e il danneggiamento dell’industria del turismo e della pesca. Tutto questo mi fa pensare a quando si pensò nell’area del Sulcis, di rilanciare l’antica rinomata scuola dell’argento di Iglesias e, contemporaneamente dare un seguito alla filiera formativa che si fermava al liceo artistico. Proprio il liceo artistico d’Iglesias, collaborò in maniera fattiva alla realizzazione del progetto con mille iniziative che coivolsero docenti e studenti anche la sera e i giorni festivi. Si pensò così di proporre all’Accademia delle Belle Arti di Sassari l’apertura di alcuni nuovi corsi nella Città di Iglesias.
La proposta venne accolta positivamente a livello Accademico ma, come spesso capita, venne ostacolata da chi vive all’ombra di piccoli campanili. La presidente della provincia di Sassari e il presidente di quella di Carbonia Iglesias, intervennero, la prima perché temeva una sorta di OPA ostile dei Cagliaritani sull’Accademia sassarese e il secondo, per evitare che l’offerta formativa di Iglesias potesse crescere a discapito di quella della sua Carbonia. Insomma si massimizzò il danno a fronte di un profitto inesistente. Nella stessa modalità, ora si sostiene che le pale eoliche galleggianti possano compromettere la tutela del mare. Non si vogliono le pale eoliche, ma qual’è l’idea di sviluppo politico, sociale ed economico di quest’isola? Il gasdotto? La servitù militare e culturale? Di fatto persiste il limite posto all’alta formazione artistica, questo è un limite allo sviluppo. Ogni limite allo sviluppo di queste iniziative è un passo verso la segregazione culturale e al provincialismo. In un territorio povero (e non mi riferisco solo alle risorse economiche) è un regalo a politiche di sottosviluppo che nell’insularità trovano terreno fertile. Vedere l’area metropolitana di Cagliari e tutto il sud della Sardegna, privi di alta formazione artistica, fa ben comprendere come la politica non voglia dare risposte concrete ai bisogni della nostra terra. Resta però incomprensibile il silenzio del mondo accademico che dovrebbe attuare le proprie azioni in assoluta autonomia da qualsiasi indirizzo o pressione politica. Insomma la situazione artistica dal punto di vista dell’alta formazione artistica (tra le tante cose che passano per la Regione a statuto autonomo) è tragicomica, per venirne fuori servirebbe l’aiuto di un artista come Banksy.
Uno che non si spaventa nell’intervenire tra Israele e Palestina, che finanzia la sanità pubblica e la ricerca per debellare il Covid 19 e che salva 89 migranti dal Mediterraneo finanziando la nave “Louis Michel” (anarchica femminista francese nata nel 1830), capitanata dall’attivista Pia Klemp e partita in gran segreto il 18 Agosto dal porto di Burriana (vicino Valencia). La nave che Banksy ha messo a disposizione (con i suoi soldi) ha ovviamente la sua bandiera bianca e rosa brillante, una bambina con un giubbotto di salvataggio che sostiene un salvagente a forma di cuore. Confidando nel buon cuore di Banksy, che riesce a intervenire su grandi questioni politiche globali nel nome dell’arte che puntualmente salva il mondo, lancio a lui un appello, dal momento che so per certo che mi segue da sempre su Cagliaripad.it:
Caro Banksy perché non la finanzi tu un’Accademia di Belle Arti a Cagliari? All’ingresso potrebbe esserci un tuo lavoro, che ne so, un bambino vestito da pastore che dipinge delle pecore con uno stile alla Picasso, come la vedi? Dovesse interessarti, puoi chiedere la mia email alla redazione, pensaci, un’ Accademia d’Alta Formazione Artistica “Banksy” non è ancora nata, i muri e le strade dell’isola da sempre si prestano a murales politici, public art, design urbano e street art.
Scrivimi, ci conto, solo tu puoi salvare l’arte, gli artisti e i linguaggi dell’arte da questa Regione a Statuto Autonomo.
 di Mimmo Di Caterino