Potrebbe essere trasferito a Roma il processo nato dall’inchiesta della Procura di Cagliari sulla costruzione del carcere di Uta, costata, secondo l’accusa, 20 milioni di euro in più rispetto ai lavori realmente realizzati.

L’eccezione di competenza territoriale è stata sollevata oggi dalle difese in occasione della prima udienza davanti ai giudici della seconda sezione penale del Tribunale del capoluogo. Su questo i giudici si pronunceranno il prossimo 18 dicembre. Secondo gli avvocati difensori, i reati di peculato contestati sarebbero maturati dove sono stati pagati i soldi pubblici e non dove è stato costruito il maxi penitenziario.

Dieci gli imputati, ma si attende ancora la decisione sul rinvio a giudizio di altri due, ancora fermi al Gup, che nel caso saranno accordati prima dell’avvio del dibattimento. Per il pubblico ministero Emanuele Secci i circa 80 milioni di euro sborsati dallo Stato per la costruzione dell’istituto di pena celerebbero un peculato da 20 milioni, visto che i lavori, secondo una stima degli inquirenti, sarebbero stati gonfiati rispetto ai 60 milioni di opere realizzate. A giudizio ci sono provveditori regionali delle opere pubbliche, costruttori, tecnici e collaudatori che hanno lavorato per anni alla costruzione del penitenziario.