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Foto di repertorio

Italia Nostra Sardegna ha presentato all’Assessorato della difesa dell’ambiente della Regione Sardegna le Osservazioni al Parco Eolico denominato “Serra Longa” nella procedura di VIA in corso presso il Servizio Valutazioni Ambientali. “Si tratta di un impianto eolico della potenza complessiva di 30 MW” si legge nella nota stampa di Italia Nostra Sardegna “costituito da 10 aerogeneratori della potenza di 3 MW, proposto dalla società Green Energy Sardegna 2, con sede a Bolzano. Il complesso delle opere costituito dall’installazione delle torri, la realizzazione della viabilità per il passaggio dei mezzi speciali e delle aree di cantiere, l’esecuzione di cavidotti e di una sottostazione di trasformazione elettrica interesserà i Comuni di Siurgus Donigala, S. Basilio, Silius e Goni. Nel documento di Osservazioni” prosegue la nota “vengono evidenziati gli impatti paesaggistici connessi al gigantismo delle tecnologie proposte”.

“Si tratta di aerogeneratori dell’altezza di circa 200 mt. visibili a grandi distanze” precisano “il cui impatto visivo si cumula con quello di un adiacente parco eolico costituito da 29 pale e realizzato nel 2010 dalla società Guardionara. L’alterazione visiva del territorio è accresciuta dai non lontani e analoghi impianti di Nurri e Ulassai. E’ stato evidenziato inoltre che nelle aree buffer delle singole torri ricadono in un raggio molto ridotto monumenti di fondamentale importanza per la cultura sarda, quali i parchi archeologici di Pranu Mutteddu e Nuraxeddu, le domus di Genna Accas, nuraghi, pozzi sacri e tombe di giganti”.

L’associazione, inoltre, evidenzia come “la recente delibera G.R. 59/90 del 27.11.2020 di ‘Individuazione delle aree non idonee all’installazione di impianti alimentati da fonti energetiche rinnovabili‘, sopprimendo i criteri individuativi delle aree buffer dettati dalla precedente delibera, rende ancora più precaria la conservazione dei contesti paesaggistici in cui i beni culturali vengono a ricadere”. “Anche gli impatti ambientali appaiono rilevanti se si pensa ai numerosi interventi per infrastrutturare i percorsi e per realizzare connessioni e parco” commenta Italia Nostra. “L’avifauna in particolare, come dimostrano studi sempre più stringenti correrà notevoli rischi e una porzione di area boschiva risulterà compromessa. Quel che però appare di più pressante rilievo è l’assenza totale di Governance nella realizzazione di impianti che utilizzano le fonti rinnovabili. La permissività dell’attuale legislazione e i cospicui incentivi hanno scatenato una vera e propria caccia a tali fonti energetiche”.

“Come evidenziato nelle Osservazione un’immissione così elevata di energia elettrica, per giunta con priorità di dispacciamento, non programmabile e con forti escursioni di variabilità, porterebbe al collasso una rete di trasmissione non magliata e tecnologicamente inadeguata. Inoltre l’assenza di adeguati sistemi di accumulo e la riduzione dei consumi conseguente alla crisi industriale comporterebbe due effetti negativi. Da una parte la necessità di far continuare a funzionare le centrali termoelettriche a carbone per garantire la stabilità della rete e dall’altra un incremento del surplus energetico isolano che già nel 2018 superava il 34%.
L’allarme di una totale ingestibilità del sistema elettrico, che comprometterebbe lo stesso phase out dal carbone per il 2025 della Sardegna e di conseguenza il mancato rispetto degli obiettivi del PNIEC 2030 da parte dell’Italia è stato lanciato da Italia Nostra Sardegna in sede di audizione al MISE nel gennaio 2020.
CIA, LIPU, Fridays for Future, Grig, Isde, USB, Cobas hanno sollecitato, assieme a Italia Nostra, affinchè la Regione Sardegna attivi un tavolo tecnico sulla delicata questione della Governance energetica. A tutt’oggi però la richiesta è rimasta inascoltata”, conclude la nota.