Trovo la questione della riqualificazione delle Wise Towers di Upper Manhattan, estremamente simbolica, rivelatrice di una serie di conflitti insiti nel sistema dell’arte contemporanea che connettono Cagliari a New York. La questione del danneggiamento delle sculture rimosse di Costantino Nivola, è stata sollevata dal Museo Fondazione Nivola, in una modalità più che legittima, dal momento che tutela l’opera dell’artista di Orani.

Lo studio responsabile della ristrutturazione, sotto pressione anche istituzionale con la Regione Sardegna che ha peronato con forza la causa, ha promesso che i cavallini saranno restaurati e ricollocati, aggiungendo che lavora per lo sviluppo e la vivibilità di quell’ambiente. Poco m’interessa ragionare sulla serie d’interessi economici, pubblici e privati, che naturalmente ruotano intorno alla vicenda, anche perché privato e pubblico sono così interconnessi, che oramai è complicato in ogni dove capire dove finiscano i limiti dell’uno e dell’altro.

Quello che m’interessa è un ragionamento altro, capire se riqualificazione possa dire cancellazione o rimozione della memoria. Riqualificare può volere dire impedire un confronto che sia relazione con la memoria? Ritengo che cancellare la memoria (anche recente) dei luoghi, con i loro simboli di vissuto pubblico, non sia la soluzione a problemi complessi insiti nella dialettica e nella didattica dell’educazione artistica (e anche civica). Quello che è accaduto a New York, indica come stiamo vivendo, con un’accelerazione dinamica di riconversioni turistiche delle città e dei loro quartieri, questo rende in contesti di riqualificazione, pericolosissima la cultura della cancellazione.

La storia di Cagliari recente, racconta per esempio la rimozione della Scultura fontana di Carlo Loi (ex docente di Discipline Plastiche del Foiso Fois) da Piazza Yenne, la ricordate? Rimossa a tempo di record per fare posto in chiave turistica a tavolini dei bar, con lei scomparse anche le aiuole che la contornavano. Ricordate anche la rimozione dello storico Murales di Pinuccio Sciola e Angelo Pilloni da parte di un condominio Cagliaritano? In quei casi Cagliaritani, come in questo caso Newyorkese, la rimozione d’arte pubblica e un’idea di riqualificazione si sono incontrati, questa è un’abiura, riqualificare vuole dire fare dialogare il presente e la memoria dei luoghi. Non è una questione di strategie di mercato, ma una questione di relazione collettiva e connettiva dell’arte con la propria memoria e vissuto, nei luoghi dove organicamente (e culturalmente) si autodetermina. Ho sempre negato l’idea dei linguaggi artistici come prodotti individuali, le Sculture di Nivola a Manhattan, vanno difese non perché Nivola sia stato un gigante della Storia dell’arte, ma perché la Storia dei linguaggi dell’arte è sempre contemporanea.

L’istituzionalità dell’arte pubblica (una scultura, un murales, un’installazione…) è sempre qualcosa calato dall’alto in una comunità, quando colloca l’istituzione si comporta da padre padrone, ma è ancor più padre padrone quando toglie e priva la comunità della sua memoria. Rimuovere un simbolo è castrazione della memoria. Difendendo il lavoro di Nivola, ma evito di farmi trainare dalla logica dello sciame virale, che s’indigna per la rimozione dei cavallini di Nivola (brutalmente vandalizzati), ma si lascia scorrere addosso come Cagliari sia l’unico capoluogo di provincia, e città metropolitana Occidentale, ancora priva nel 2021, d’Alta Formazione Artistica.

Facile unirsi tutti, nel nome di un simbolo comune, sporcato, vandalizzato e infangato a New York, più complicato riqualificare la memoria dove la si vive.

 

di Mimmo Di Caterino