Americani, olandesi. I progetti legati alla riconversione della miniera di carbone valgono 210 milioni di euro legati a Pnrr e Jtf. L’ultimo sito carbonifero d’Italia, a Nuraxi Figus nella Sardegna sud occidentale, non produrrà più carbone ma energia verde e ricerca.

Per il momento il piano che va avanti è quello legato al progetto Aria, iniziativa già avanzata che mira a produrre gas rari (ossigeno 18 e argon 40 e isotopi stabili) portata avanti dall’Infn (Istituto nazionale di fisica nucleare) dalla Carbosulcis, azienda controllata dalla Regione e titolare della concessione mineraria, assieme all’università di Cagliari.

Da qualche settimana un gruppo di imprenditori olandesi ha manifestato interesse per la alla torre criogenica e per il progetto di ricerca sugli isotopi. E nei giorni scorsi si sono svolte visite e sopralluoghi dei tecnici nelle pertinenze minerarie e nelle aree attrezzate nei pozzi che si spingono sino a mezzo chilometro di profondità e gallerie carrabili lunghe una trentina di chilometri e attrezzate con sensori e impianti di controllo in superficie.

Il progetto Aria prevede la costruzione di una torre criogenica per la produzione di isotopi stabili di altissima purezza. L’impianto sarà il primo di questo tipo in Europa, e il primo al mondo realizzato con la tecnologia innovativa che dovrebbe permettere il raggiungimento di prestazioni mai ottenute in precedenza. In questa fase del progetto l’INFN ha già investito 6 milioni di euro, la Regione Sardegna ha partecipato con 2 milioni e 700 mila euro e Carbosulcis ha contribuito già per l’adeguamento dell’infrastruttura mineraria con una spesa di oltre 1 milione e 500 mila euro ed ha in corso un investimento di oltre 2 milioni di euro per l’installazione dell’impianto nel pozzo Seruci 1.

Nel programma dell’azienda controllata dalla Regione ci sono altri programmi. Uno su tutti, quello per la realizzazione di un hub energetico regionale che prevede la produzione in superficie da fonti rinnovabili di 35 MWp (fotovoltaico e eolico), un potenziale stoccaggio in sottosuolo di almeno altrettanta potenza e la gestione intelligente per smart greed, guardando alle potenzialità aggiuntive sulla produzione di idrogeno verde.

Associato a questo progetto c’è quello per la produzione di fertilizzanti dalla lavorazione dei residui delle lavorazioni minerarie. E la coltivazione dell’alga spirulina utilizzando l’acqua che risale dalla falda. Tutto è legato alle risorse previste dal Just transition fund e dal Pnrr.I nostri progetti valgono complessivamente 210 milioni di euro, ma potrebbero essere in grado di dare una svolta epocale a questo territorio.

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