Speranza

“Gli effetti combinati della diffusione della variante Omicron, anche negli ospedali, e l’aumento delle necessità sanitarie da parte dei pazienti affetti da tutte le altre patologie, uniti all’insipienza con cui la Giunta regionale ha affrontato le emergenze, hanno reso la situazione degli ospedali sardi ancora più esplosiva”. Lo scrivono i capigruppo dell’opposizione in Consiglio regionale in una lettera indirizzata al ministro della Salute Roberto Speranza per segnalare la “gravissima situazione in cui versano le strutture ospedaliere pubbliche della Sardegna, con particolare riferimento ai Pronto soccorso dei D.E.A. di primo e secondo livello”.

“Crediamo sia importante segnalare la grave discrepanza tra i dati comunicati quotidianamente dalla Regione al Vostro Ministero e quelli empiricamente riscontrati negli ospedali più importanti dell’Isola – scrivono Francesco Agus, Capogruppo “Progressisti”, Gianfranco Ganau, Capogruppo “Partito Democratico”, Eugenio Lai, Capogruppo “LEU Sardigna” e Roberto Li Gioi, Capogruppo “Movimento 5 Stelle -. Questo perché la pratica dei ricoveri in ospedali solo teoricamente non riservati ai pazienti covid è diventata prassi”.

A titolo di esempio i capigruppo dell’opposizione segnalano il fatto che in data 7 febbraio, quando la Regione comunicava la presenza di 361 pazienti ricoverati per Covid, il numero delle persone realmente ospitate da giorni negli ospedali pubblici dell’Isola era superiore alle 500 unità: 63 dei quali negli ospedali della sola ARNAS “Brotzu”, 25 nel solo Pronto Soccorso del Policlinico “Duilio Casula” dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Cagliari e 15 al Pronto Soccorso del “San Martino” di Oristano.

“Tale fatto è di eccezionale gravità – denunciano Agus, Ganau, Lai e Li Gioi -: priva pazienti sofferenti del diritto di ricevere terapie antivirali specifiche perché nessuno dei medici del Pronto soccorso è stato segnalato come medico prescrittore. Questa situazione sta inoltre creando gravissimi problemi alla gestione quotidiana dei pazienti affetti da altre patologie e al rispetto dei percorsi di sicurezza interni alle strutture ospedaliere”.

A Sassari, scrivono ancora i capigruppo, la carenza cronica di infermieri rischia di far collassare il sistema di primo intervento, con problemi anche ai servizi del 118. Nel sud Sardegna ha già portato gli unici due ospedali con Pronto soccorso continuativamente attivo nelle ventiquattro ore, il “San Michele” dell’ ARNAS “Brotzu”, e il “Duilio Casula”, a prendere drammatici provvedimenti. In considerazione di questi problemi, prevedibili e tempestivamente rilevati anche nel corso dei lavori della Commissione Sanità del Consiglio regionale, era stato segnalata sin dal mese di agosto l’esigenza di riaprire il prima possibile il terzo Pronto Soccorso della Città metropolitana di Cagliari, quello dell’ospedale “Santissima Trinità” del capoluogo, che nelle prime fasi della pandemia era destinato al trattamento dei pazienti Covid e chiuso dal mese di ottobre 2020.

“È fondamentale sottolineare, in questo senso, come in tutto il sud Sardegna non esista un Pronto Soccorso Covid: non è infatti operativo quello del Santissima Trinità di Cagliari, nonostante l’inaugurazione effettuata dall’Assessore regionale alla Sanità il 24 dicembre 2021. Da allora, però, per imprecisati e mai giustificati motivi, lo stesso non è mai stato reso operativo nonostante il mese di gennaio abbia visto un incremento abnorme dei ricoveri per Omicron e l’afflusso di pazienti positivi nei due Pronto Soccorso aperti nel sud Sardegna abbia creato una pericolosa reazione a catena. Tutti gli ospedali più importanti dell’Isola sono costretti, da settimane, a ridurre l’attività delle chirurgie solo agli interventi urgenti e a consentire i ricoveri in qualunque reparto, a prescindere dalla patologie. Anche in questo caso la commistione tra pazienti positivi e non, unita alla velocità di trasmissione della variante Omicron, è causa di problemi per chi entra in ospedale per la cura di altre patologie. Nonostante l’impegno quotidiano di medici, infermieri e personale sanitario – in corsia anche per 18 ore come accaduto a Oristano nei giorni scorsi – non sono da tempo più garantite le normali prestazioni, che dovrebbero essere tali per le cittadine e per i cittadini di tutta la Sardegna. Certi di un Suo interessamento per una situazione che avrà risvolti pesanti anche nel prossimo futuro, una volta passata la fase pandemica, restiamo a disposizione per qualunque delucidazione possa essere necessaria”.

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