Giovanni Davide Piras è uno scrittore della nuova generazione della letteratura sarda. Dalla sua penna sono usciti libri premiati, ammirati. Due anni fa il salto, faticoso ma anche avvincente: raccontare, in maniera romanzata, la storia di Gigi Riva.

Ne è uscito “Gigi Riva. Rombo di Tuono“, probabilmente il testo che più di altri si è avvicinato alla vita del Mito rossoblù, pur giocando nella scrittura sulla “verosimiglianza” di manzoniana memoria.

A Cagliaripad ha raccontato quanto sia stato impegnativo ma anche invitante raccontare la storia del bomber che ha portato in Sardegna uno storico scudetto.

Se ti dico Gigi Riva, tu cosa pensi?

Se mi dici Gigi Riva, paradossalmente pur non essendo sardo, penso al sardo più importante di tutti. Poi dopo mi fermo un istante, e mi ricordo che sardo in realtà lo è diventato ma non lo è dalla nascita. Eppure, così, di primo acchito, quando sento parlare di Gigi Riva, penso sempre al sardo più importante di tutti.

Come mai sei arrivato a scrivere una sorta di sua biografia romanzata?

Sicuramente è un personaggio che mi ha sempre affascinato perché è fin da quando ero bambino ho sentito sempre parlare di lui da mio padre, mio nonno, gente di famiglia o gente fuori dalla famiglia ma appassionati di calcio e non solo. L’hanno sempre definito quasi un eroe, quindi sono cresciuto col mito di Gigi Riva e con mio padre che mi raccontava un vecchio calcio all’Amsicora. In questo stadio pieno di gente, si arrostiva fuori, Gigi Riva che arrivava con la sua macchina… insomma, diciamo che nella mia mente si è costruito quasi un profilo mitologico dell’eroe. Poi quando è capitata l’opportunità di avere un editore alle spalle che credesse in questo progetto, lo abbiamo portato avanti. L’ho scritto perchè era quasi un debito di riconoscenza verso questo personaggio che ha fatto tanto per l’Isola anche se era un calciatore. Per noi sardi ha un posto di rilievo, ha rappresentato sicuramente un motivo di rivalsa, di riscossa per tutto il nostro popolo in un periodo storico nel quale sicuramente la Sardegna non era vista di buon occhio.

C’è un dettaglio di quella storia che ancora oggi ti fa pensare, dici “cavoli cosa ha vissuto Gigi”

Beh sicuramente l’infanzia. L’infanzia che ha vissuto all’interno di vari collegi, perdendo precocemente prima il padre e poi la sorella. Poi l’altra sorella rimasta in sedia a rotelle, la madre morta poco dopo. Tutti eventi drammatici che si sono succeduti quando lui era in età infantile e nei primi anni dell’adolescenza, che sicuramente avrebbero potuto dargli un destino diverso da quello che ho avuto. Questo lo ha portato a rifugiarsi nel suo carattere solitario. Penso lo abbia persino aiutato a isolarsi e ad arrivare poi a raggiungere il sogno di fare il calciatore. Quando lavorava come meccanico sicuramente gli sembrava un’utopia. È la sua infanzia, l’episodio che più mi ha colpito. Non in tanti sarebbero riusciti a venirne fuori come ha fatto lui.

Se invece pensiamo ai giorni nostri, tu l’avresti visto bene un Gigi Riva nel calcio di oggi?

Sicuramente sarebbe uno dei centravanti più forti in circolazione. È sempre difficile fare paragoni con calciatori di diverse epoche. Ma ho l’idea che un calciatore dell’epoca come Riva, che aveva un tale divario con i calciatori della sua epoca, catapultato nel calcio moderno con quelle doti naturali e con degli stessi metodi d’allenamento avanguardistici che utilizzano i vari Messi, Ronaldo e via discorrendo, sarebbe stato forte esattamente come allora.

Al di là dell’essere sardi, se guardi la storia del calcio italiano, Gigi Riva come si posiziona secondo te?

Ma, guarda, c’è stato proprio circa un anno fa un sondaggio lanciato dalla Gazzetta dello Sport su quale fosse il calciatore più importante della storia italiana. Riva è arrivato primo, davanti anche a Roberto Baggio che era dato per favorito da tutti. Penso che la stima verso Gigi Riva vada al di là della appartenenza ad un territorio, alla gente dell’isola. È un campione vero che ha lasciato il segno anche a livello nazionale. Ha vinto gli Europei del 68, ha disputato la finale del 70 contro il Brasile, era in campo ed ha segnato nell’iconica partita del secolo con la Germania, rimasta nella memoria di tutti. Penso che in tanti lo ritengano uno dei primi tre calciatori della storia calcistica italiana. Non ho dubbi al riguardo.

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