Dopo la recente fumata nera al Mimit sulla questione del costo dell’energia, è salita la tensione alla Portovesme srl, dove sono a rischio 1450 posti di lavoro tra gli impianti di Portoscuso e quelli della fonderia di San Gavino.

L’assemblea che oggi avrebbe dovuto decidere nuove iniziative di lotta, si è trasformata in un corteo dall’ingresso principale della fabbrica ai cancelli dei mezzi pesanti per un blocco.

Sindacati e Rsu stanno programmando le nuove iniziative di lotta per scongiurare la chiusura definitiva degli impianti del Sulcis e del Medio Campidano, dove resta attiva l’assemblea permanente dei lavoratori con tanto di tende sul tetto della sala riunioni. Anche una delegazione degli operai di San Gavino era presente all’assemblea ai cancelli dell’area industriale di Portoscuso.

Nel frattempo la vertenza arriva in Consiglio regionale, con Cesare Moriconi del Pd che chiede che sulla crisi di Portovesme srl vi sia la convocazione straordinaria e urgente dell’Assemblea sarda e “la valutazione di una richiesta al Governo nazionale di riconoscimento dell’interesse strategico nazionale dell’impianto di Portovesme”. Ieri la messa celebrata dal vescovo di Ales e Terralba, mons. Roberto Carboni, nel piazzale della fonderia di San Gavino: “Vogliamo fare una richiesta a chi deve sedersi al tavolo, Governo, Regione e azienda – ha detto nell’omelia – non si tratta solo di fare soldi ma di riconoscere che ci sono persone, famiglie e storie che si stanno costruendo e senza il lavoro ci sarà una drammatica difficoltà a realizzarle”.

Leggi le altre notizie su www.cagliaripad.it