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Il romanzo “Accabadora” di Michela Murgia diventerà un’opera lirica. Lo ha rivelato Francesco Filidei in una intervista per MusicPaper.

Il noto compositore era molto amico della scrittrice sarda e da anni stava cercando il modo per rendere omaggio al suo best seller. “Le piaceva Mozart, le opere di Puccini, era molto interessata all’opera contemporanea” racconta Filidei, che da quando è stato pubblicato il romanzo vincitore del Premio Strega, sognava di farne un’opera.

“Michela – svela il compositore – mi diceva che l’Accabadora incarnava sua nonna, le ricordava quando ammazzava le galline: ne inseguiva una, la chiamava affettuosamente per nome, ‘ah, vieni Nerina!’, poi la prendeva e le tirava il collo. Il rapporto con mia nonna era molto simile. Per questo ho trovato subito una forte sintonia con questa storia. Ci sono delle scene che mi hanno colpito molto” dice Filidei che sta lavorando alla sua nuova opera “Il Nome della Rosa” per il Teatro alla Scala, dove andrà in scena nell’aprile del 2025.

Il compositore ha proposto “Accabadora” ai teatri d’opera molte volte, ma senza successo. “Mi dicevano che era un tema troppo intimo, una vicenda un po’ troppo locale, un argomento che non attira il pubblico immediatamente”, racconta Filidei che per la prima volta ha incontrato Murgia e le ha parlato del progetto operistico a Firenze, nel 2016. “Lì abbiamo cominciato a discutere della possibilità di fare di ‘Accabadora’ un’opera”.

In quegli anni la scrittrice era legata al tenore Marcello Nardis che cantava nell’opera “Lo Specchio magico” di Fabio Vacchi, al Maggio Musicale. Avrebbe scritto lei il libretto? “Ne era entusiasta. Era d’accordo a scrivermi il libretto ed era pronta a mettersi subito al lavoro. Ma poi il progetto purtroppo non era andato in porto, per il rifiuto del teatro…”.

L’ultima volta Filidei ha incontrato Michela Murgia a Parigi poco prima della sua scomparsa, il 10 agosto 2023. “Era il 4 maggio. Io ancora non sapevo nulla della sua malattia. Ho saputo che era a Parigi e le ho scritto proponendole di vederci per un caffè. Abbiamo fatto colazione insieme al suo hotel, a Saint-Germain-de-Prés. Mi ha chiesto ‘Allora quando si farà l’opera?’. ‘Probabilmente nel 2026’ le ho risposto. E lei è scoppiata a piangere: ‘Guarda che io sono malata terminale’, mi ha detto. E mi ha sconvolto. Lei ha passato il resto del tempo a consolarmi. Stava troppo male, non poteva farcela a scrivere il libretto, e mi ha suggerito di rivolgermi a Marcello Fois”. “Sarebbe stata la librettista ideale – conclude Filidei – Quello che immagino per questo libretto è una commistione di sardo e di italiano”.

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