Il nuovo decreto della Regione Sardegna che introduce l’obbligo di vaccinazione contro la Lumpy Skin Disease accende la protesta del mondo agricolo. A partire dal 6 maggio 2026 e per circa sei mesi, tutti i bovini e bufalini presenti nell’Isola dovranno essere sottoposti alla profilassi, ma il provvedimento viene contestato duramente dal Centro Studi Agricoli.
Secondo l’associazione, il metodo adottato dalla Regione avrebbe escluso un confronto preventivo con le rappresentanze di settore. “Ancora una volta il mondo agricolo e zootecnico viene informato a decisioni già prese senza un confronto preventivo reale e trasparente con tutte le rappresentanze”, denunciano i vertici.
Nel mirino anche la tempistica del provvedimento. “Il decreto viene pubblicato e reso operativo, mentre solo successivamente viene convocato un tavolo per il 5 maggio. Un metodo che svuota di senso qualsiasi confronto e riduce i tavoli a una semplice passerella”, sottolinea il Centro Studi Agricoli.
L’obbligo generalizzato di vaccinazione, senza una distinzione basata sul rischio o sulle specificità aziendali, viene ritenuto un ulteriore elemento critico.
Costi e responsabilità sugli allevatori
Uno dei punti più contestati riguarda l’impatto economico. Nonostante la gratuità delle dosi, l’associazione evidenzia come i costi operativi ricadano sugli allevatori. “Dire che il vaccino è gratuito è una mezza verità. I costi vengono scaricati sugli allevatori anche attraverso la ricerca dei veterinari o tramite segnalazioni fatte dalle associazioni Questo significa nuovi oneri economici e nuove responsabilità”.
Tra le spese segnalate figurano la gestione e movimentazione degli animali, l’organizzazione delle operazioni sanitarie e l’individuazione dei veterinari. Una situazione definita “confusa”, che rischia di generare ulteriori oneri e responsabilità senza adeguato supporto pubblico.
Rischi sanitari e assenza di indennizzi
Il decreto riconosce la possibilità di effetti collaterali, inclusi decessi degli animali, ma non prevede un sistema automatico di compensazione. “Si chiede collaborazione totale ma non si offrono tutele economiche concrete”, evidenzia l’associazione.
Particolarmente contestato anche il sistema sanzionatorio: “Per chi non vaccina o non collabora sono previste sanzioni amministrative da 2.000 euro a 20.000 euro“. Inoltre, chi non rispetta le disposizioni potrebbe perdere il diritto a eventuali indennizzi in caso di abbattimenti legati alla malattia.
Nodo aiuti europei e doppia penalizzazione
Un ulteriore punto critico riguarda i contributi agricoli comunitari, come quelli della PAC e del CSR. Secondo il Centro Studi Agricoli, il decreto non chiarisce se gli allevatori colpiti da focolai potranno continuare a percepire gli aiuti in caso di abbattimento dei capi.
“Senza questa previsione gli allevatori rischiano una doppia penalizzazione”, denunciano i rappresentanti, evidenziando il rischio di perdere sia la produzione sia i contributi.
Il presidente Tore Piana e il vicepresidente Stefano Ruggiu ribadiscono la necessità di un cambio di approccio: “Se si vuole davvero la collaborazione degli allevatori bisogna garantire prima i loro diritti e poi imporre gli obblighi”.
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