In Evidenza Reddito di studio, il Governo impugna la legge approvata dalla Regione

Reddito di studio, il Governo impugna la legge approvata dalla Regione

Il Consiglio dei ministri contesta competenze e coperture finanziarie. Pizzuto: “Correggeremo i rilievi, la norma resta in vigore”

Nuovo scontro istituzionale tra Governo e Regione Sardegna. Il Consiglio dei ministri ha deciso di impugnare davanti alla Corte costituzionale la legge regionale che introduce il cosiddetto “Reddito di studio”, approvata all’unanimità dal Consiglio regionale lo scorso marzo.

La norma, promossa su iniziativa di Sinistra Futura, punta a sostenere economicamente gli adulti residenti nell’Isola che si trovano in condizioni economiche svantaggiate e intendono completare il proprio percorso scolastico o formativo.

Secondo quanto comunicato da Palazzo Chigi, il Governo ritiene che alcune disposizioni della legge eccedano le competenze attribuite alla Regione Sardegna e risultino in contrasto con la normativa nazionale. Nel provvedimento vengono inoltre contestati possibili profili di illegittimità legati al principio di ragionevolezza previsto dall’articolo 3 della Costituzione e agli aspetti relativi alla copertura finanziaria indicati dall’articolo 81.

La decisione dell’esecutivo nazionale ha provocato la reazione della maggioranza di centrosinistra in Consiglio regionale. Il consigliere regionale Luca Pizzuto, presidente di Sinistra Futura e primo firmatario della proposta di legge, ha espresso sorpresa per quella che definisce “l’ennesima impugnazione” di una norma approvata dall’Assemblea sarda.

“Rimaniamo sorpresi dall’ennesima impugnazione da parte del Governo nazionale di una legge approvata dal Consiglio regionale della Sardegna per rilievi di natura esclusivamente tecnica. Si tratta di osservazioni che verranno affrontate con senso di responsabilità e spirito istituzionale, apporteremo tutte le correzioni necessarie affinché il provvedimento possa proseguire il suo percorso”, afferma Pizzuto.

L’esponente di Sinistra Futura difende la finalità sociale della misura, sottolineando che il Reddito di studio nasce con l’obiettivo di contrastare la dispersione scolastica e favorire l’accesso all’istruzione anche per le fasce economicamente più fragili.

“Il Reddito di Studio rappresenta una misura di equità e giustizia sociale pensata per contrastare la dispersione scolastica, ridurre le disuguaglianze economiche e garantire a tutti i giovani la possibilità di proseguire il proprio percorso formativo indipendentemente dalle condizioni di partenza”, aggiunge.

Pizzuto precisa inoltre che la legge, nonostante l’impugnazione, resta attualmente in vigore e che la maggioranza regionale lavorerà per adeguare il testo ai rilievi sollevati dal Governo.

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