In Evidenza Carceri sarde sovraffollate, la Garante regionale Irene Testa: “Quadro allarmante”

Carceri sarde sovraffollate, la Garante regionale Irene Testa: “Quadro allarmante”

Il dossier della Garante Irene Testa denuncia il sovraffollamento record nelle carceri sarde e l'allarme sanità: a Uta il 92% dei detenuti è in terapia

Crediti foto: Ansa

Un quadro drammatico che descrive un contesto detentivo ormai giunto a un punto di rottura, caratterizzato da un indice di riempimento degli spazi non più ascrivibile a episodi isolati e da una condizione assistenziale medica considerata di massima gravità. Questo è lo scenario delineato da Irene Testa, Garante regionale delle persone private della libertà personale, all’interno del rendiconto periodico illustrato dinanzi all’Assemblea consiliare della Sardegna.

Nel periodo preso in esame, i complessi carcerari dell’Isola che registrano un numero di ospiti superiore ai posti effettivamente disponibili sono aumentati di tre volte.

Le situazioni di maggiore sofferenza logistica si confermano nei penitenziari di Cagliari-Uta, che registra un indice del 130%, e in quello di Sassari-Bancali, attestato al 125%. Tuttavia, la carenza di spazi ha colpito in modo significativo anche le strutture di Lanusei, Tempio Pausania e Alghero, dove le percentuali oscillano tra il 104% e il 118%, registrando in quest’ultima località picchi di ingressi quasi raddoppiati. La saturazione ha investito persino i centri a custodia attenuata all’aperto: lo stabilimento di Isili ha quasi azzerato i margini di accoglienza balzando dal 59% al 99%, mentre le realtà di Is Arenas e Mamone si sono attestate su una quota di riempimento pari al 79%.

La mappa della sofferenza medica e psicologica

La Garante ha voluto porre l’accento su quello che ritiene essere il quadro più allarmante, ovvero lo stato di salute psicofisica della popolazione ristretta. All’interno del solo stabilimento di Uta, a fronte di una platea di 729 persone ristrette, la quasi totalità dei soggetti (il 92%) necessita di cure farmacologiche continuative.

Il disagio di natura psicologica appare come un elemento trasversale e predominante: quasi la metà della popolazione carceraria locale fa ricorso all’assunzione quotidiana di psicofarmaci, mentre oltre un terzo dei ristretti presenta disturbi psichici diagnosticati in modo formale. Parallelamente, una quota vicina al 9% dei detenuti segue percorsi di recupero legati alle tossicodipendenze tramite la somministrazione di terapie sostitutive.

Strutture delle forze dell’ordine e trattamenti sanitari

Il monitoraggio ha riguardato anche i locali di transito temporaneo gestiti dalle forze di polizia, nei quali sono passati complessivamente 269 individui, concentrati prevalentemente nelle aree urbane di Cagliari e Sassari. In questo ambito emerge il forte degrado della rete edilizia: su un totale di oltre 350 camere di sicurezza censite sul territorio isolano, soltanto una minima parte (pari al 14,77%, ovvero 52 stanze in tutta la Sardegna) possiede i requisiti di idoneità all’uso.

L’Arma dei Carabinieri si trova a gestire le criticità maggiori, evidenziando una totale indisponibilità di celle fruibili nella provincia di Oristano e appena 14 locali a norma su oltre cento nella circoscrizione cagliaritana. Per quanto riguarda la Polizia di Stato, la funzionalità delle aree di trattenimento è assicurata nei presidi principali, con l’eccezione degli uffici della Questura oristanese, attualmente inaccessibili per via di interventi edilizi di riqualificazione. Nessun transito si registra invece per i reparti della Guardia di Finanza, la cui sede di Nuoro risulta priva di spazi dedicati al fermo.

Sul versante dei trattamenti sanitari obbligatori, l’azienda sanitaria del capoluogo sardo registra il volume più alto a livello regionale con 112 ricoveri coatti, seguita dalle strutture del Sulcis e di Oristano. Nel nord dell’Isola vengono segnalati inoltre quattro episodi di interventi sanitari d’urgenza eseguiti direttamente all’interno delle mura carcerarie, tre dei quali avvenuti a Bancali e uno nel penitenziario di Alghero.

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