In Evidenza Sardegna, crollano le imprese under 35: -27% in 10 anni

Sardegna, crollano le imprese under 35: -27% in 10 anni

Uno studio di Confindustria Sardegna evidenzia il calo dell’imprenditorialità giovanile: persi oltre 4.600 business in dieci anni e milioni di euro di potenziale produttivo

La Sardegna si trova di fronte a una sfida che va oltre il declino demografico. Oltre a perdere giovani, l’Isola sta registrando una progressiva riduzione della capacità delle nuove generazioni di trasformare idee e competenze in attività imprenditoriali. È quanto emerge dal report “Il ricambio che non arriva: imprenditorialità giovanile e capacità produttiva in Sardegna”, realizzato da Confindustria Sardegna.

L’analisi fotografa una situazione che desta preoccupazione per il futuro del tessuto economico regionale. Tra il 2014 e il 2024 le imprese guidate da giovani under 35 sono passate da 17.491 a 12.845, con una diminuzione di 4.646 attività, pari a un calo del 27%.

Un fenomeno che va oltre la crisi demografica

Lo studio evidenzia come la flessione dell’imprenditorialità giovanile non possa essere attribuita esclusivamente alla diminuzione della popolazione giovane. Tra il 2019 e il 2024 i residenti sardi tra i 15 e i 34 anni sono diminuiti del 7,9%, mentre le imprese giovanili attive hanno registrato una contrazione del 17%.

La differenza tra i due dati segnala un problema più profondo: il sistema economico regionale sembra incontrare crescenti difficoltà nel favorire la nascita e il consolidamento di nuove iniziative produttive.

Secondo Andrea Porcu, direttore del Centro Studi di Confindustria Sardegna, il dato più preoccupante riguarda proprio la perdita di capacità del territorio di trasformare il potenziale delle nuove generazioni in sviluppo economico. “Questo significa meno ricambio, meno energia imprenditoriale e un rischio più alto di indebolimento del tessuto economico nei prossimi anni”.

Agricoltura in testa, ma il commercio arretra

L’analisi settoriale mostra come il comparto primario continui a rappresentare il principale ambito di attività per gli imprenditori under 35. Nel 2024 le imprese giovanili attive in agricoltura e allevamento sono 3.188, pari a quasi il 28% del totale. Seguono il commercio con 2.554 imprese e il settore dei servizi con 2.506 attività.

Proprio il commercio, tuttavia, registra la contrazione più marcata rispetto al 2018, con la perdita di 1.317 imprese giovanili e una flessione del 34%. In calo anche industria, costruzioni e turismo. L’unico comparto in crescita risulta quello dei servizi, che segna un incremento dell’8%, insufficiente però a compensare le perdite registrate negli altri settori produttivi.

Oltre 140 milioni di euro di capacità produttiva in meno

Il Centro Studi ha provato a quantificare anche l’impatto economico del mancato ricambio imprenditoriale. Secondo le stime, il deficit di 1.704 imprese giovanili attive rispetto a quelle che si sarebbero registrate mantenendo invariato il rapporto tra popolazione giovane e attività economiche, corrisponde a circa 142 milioni di euro di capacità produttiva annua potenzialmente non generata.

Pur precisando che non si tratta di una perdita diretta di Prodotto interno lordo, lo studio sottolinea come anche un mancato assorbimento parziale di questa capacità produttiva possa tradursi in decine di milioni di euro di valore economico non sviluppato ogni anno.

Nel periodo compreso tra il 2018 e il 2024, la capacità produttiva potenzialmente non attivata supererebbe i 200 milioni di euro.

Servono imprese solide, non solo nuove aperture

Per gli analisti di Confindustria Sardegna, il problema non può essere affrontato esclusivamente attraverso incentivi all’avvio di nuove attività.

“Servono condizioni che aiutino i giovani non solo ad aprire un’attività, ma a farla crescere” spiega Porcu. “Il ricambio imprenditoriale è essenziale per la tenuta produttiva di una Sardegna purtroppo fragile e che si trova alle prese con tantissime difficoltà, strutturali e contingenti”.

Particolare attenzione viene riservata anche al mondo delle startup, considerate una delle principali espressioni dell’imprenditorialità giovanile. Secondo il report, molte iniziative innovative faticano però a superare la fase iniziale e a trasformarsi in aziende strutturate e competitive.

L’obiettivo, evidenzia lo studio, deve essere quello di creare un ecosistema capace non solo di favorire la nascita di nuove attività, ma soprattutto di garantirne la crescita e la permanenza sul mercato, rafforzando così la tenuta economica e sociale della Sardegna.

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