Nessun allarmismo tra la popolazione, ma una macchina organizzativa già oliata e pronta a scattare di fronte a possibili minacce biologiche. L’Azienda ospedaliero universitaria di Sassari è intervenuta pubblicamente per tranquillizzare la cittadinanza e il personale medico riguardo alla gestione di ipotetici contagi da virus Ebola o da altri patogeni ad elevato indice di pericolosità. I vertici sanitari hanno confermato che l’azienda dispone delle infrastrutture, dei medici specialisti e delle aree protette necessarie per affrontare un primo isolamento in totale sicurezza, mentre è in dirittura d’arrivo il via libera formale a un protocollo d’azione specifico.
Il piano d’emergenza stabilisce che, qualora venisse intercettato un soggetto con sintomatologia riconducibile all’Ebola o a infezioni analoghe trasmissibili per contatto biologico diretto, si procederà all’immediata attivazione di un’ala blindata all’interno della Clinica di Malattie infettive situata in viale San Pietro.
Per l’occasione verranno riconvertiti i locali che durante la fase acuta della pandemia erano stati adibiti a reparto di Rianimazione Covid, spazi strutturati per trasformarsi rapidamente in un’area ad alto isolamento. Questa sezione è già stata sanificata, collaudata e predisposta con circuiti di transito rigidamente separati: sono stati definiti corridoi ad hoc per l’ingresso dei pazienti, stanze per la vestizione e svestizione del personale con i dispositivi di protezione individuale (Dpi), una «zona rossa» d’azione e protocolli rigidi per il trattamento dei rifiuti speciali.
La nuova procedura dettaglia ogni singolo passaggio del ricovero, comprese le modalità d’uso delle tecnologie mediche per la diagnostica e i monitoraggi clinici da effettuare tassativamente dentro lo spazio isolato. Una strategia mirata ad azzerare i trasferimenti interni del malato e a garantire la tutela biologica assoluta sia degli operatori sanitari che degli altri utenti dell’ospedale.
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