Nuovo scontro istituzionale tra lo Stato centrale e l’amministrazione isolana. Il Consiglio dei ministri, accogliendo l’istanza presentata dal titolare del dicastero per gli Affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli, ha vagliato sedici recenti testi legislativi varati dalle autonomie locali e dalle Regioni, deliberando il ricorso formale contro la Legge della Regione Sardegna numero 9 dello scorso 9 aprile.
Il testo normativo, approvato dall’aula del Consiglio regionale a Cagliari, conteneva al suo interno la discussa misura del salario minimo regionale. La norma stabiliva un tetto retributivo inderogabile, fissando a 9 euro all’anno o a ora la soglia minima per i compensi dei lavoratori impegnati nei contratti di appalto e nelle concessioni promosse dalla Regione, dalle municipalità, dalle strutture sanitarie e dalle società a partecipazione pubblica.
La bocciatura da parte dell’esecutivo nazionale poggia su precise motivazioni di carattere giuridico e costituzionale. Come specificato in una nota ufficiale diramata da Palazzo Chigi, alcuni passaggi della riforma sarda avrebbero travalicato i limiti delle competenze attribuite dallo Statuto speciale, determinando una situazione di asimmetria e di contrasto con le leggi dello Stato che regolano il mercato e la concorrenza. Per queste ragioni, secondo i legali del Governo, il provvedimento sardo si pone in aperta violazione dell’articolo 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione.
“Mentre il Governo inventa nuove formule per evitare di affrontare il tema dei salari bassi, getta la maschera e colpisce chi prova davvero a intervenire. Non si possono calpestare in questo modo le scelte di una Regione autonoma. Ancora una volta assistiamo a un’imposizione dall’alto che colpisce una legge approvata per garantire maggiori diritti ai lavoratori”, dichiara il coordinatore regionale del Movimento 5 Stelle Sardegna Alessandro Solinas.
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