Scontro istituzionale e ambientale attorno al progetto turistico previsto nell’area di Cala Finanza, lungo la costa gallurese affacciata sull’Area Marina Protetta di Tavolara-Punta Coda Cavallo. La decisione del Governo di autorizzare l’intervento attraverso la procedura della ZES Unica per il Mezzogiorno ha infatti provocato la dura reazione della Regione Sardegna e delle principali associazioni impegnate nella tutela del territorio.
Il progetto
Al centro della controversia c’è il rigetto dell’opposizione formalmente presentata dalla Regione contro il progetto promosso dalla società Tavolara Bay Srl. Nel corso della riunione del Consiglio dei Ministri del 4 giugno scorso è stato respinto il ricorso avanzato nei confronti dell’autorizzazione unica rilasciata dalla Struttura di Missione ZES, consentendo così di procedere con una prima fase dell’intervento immobiliare previsto nell’area.
La proposta riguarda la trasformazione urbanistica di una porzione di territorio costiero di particolare pregio naturalistico. Tra gli interventi previsti figurano il cambio di destinazione d’uso di edifici esistenti da residenziale a turistico e la realizzazione di nuove strutture ricettive in formula glamping a pochi passi dal mare.
La questione assume particolare rilevanza anche per la dimensione complessiva dell’operazione. L’area interessata, estesa per circa 50 ettari tra Cala Finanza e Punta La Greca, rappresenta infatti soltanto una parte di un progetto più ampio promosso dalla Tavolara Bay Srl, partecipata dalla società brasiliana JHSF Participações, proprietaria del marchio alberghiero di lusso Fasano.
Nei piani degli investitori figurano un albergo a 5 stelle con 50 camere, 30 ville di grandi dimensioni, ristoranti, servizi commerciali e turistici, un porto turistico e persino un campo da golf, con l’obiettivo di realizzare un nuovo polo dell’ospitalità di alta gamma sulla costa nord-orientale della Sardegna.
Lo scontro
Secondo la Regione, però, la procedura adottata determinerebbe una compressione delle competenze regionali in materia di pianificazione territoriale e tutela paesaggistica. Per questo motivo l’amministrazione guidata dalla presidente Alessandra Todde ha già annunciato l’intenzione di impugnare il provvedimento davanti al Tribunale Amministrativo Regionale.
A contestare la decisione del Governo non è soltanto la Regione. Anche Legambiente, Italia Nostra e il Gruppo d’Intervento Giuridico hanno espresso una netta contrarietà al progetto, sostenendo che l’intervento non rispetterebbe la normativa urbanistica e paesaggistica vigente, con particolare riferimento alla cosiddetta “Legge Soru” che vent’anni fa cambiò radicalmente lo scenario dell’edilizia costiera.
“Tutto a posto sul fronte della semplificazione procedurale; meno, molto meno, sulla linearità e coerenza nel merito delle decisioni” ha scritto Legambiente in un duro comunicato. L’associazione ambientalista ritiene inoltre che l’autorizzazione “ci riporta indietro di decenni, del tutto incurante del lungo e sofferto percorso fatto dalla Sardegna tutta per riconoscersi nei paesaggi costieri, comprenderne le fragilità e accettare i limiti imposti dalla salvaguardia arrivando all’efficace sistema di tutele su cui si basa la robusta opposizione della Regione all’autorizzazione ZES, che Legambiente condivide e sostiene”.
Anche la presidente Todde ha assunto una linea di forte opposizione all’intervento, esponendosi in prima persona con una nota ufficiale della Regione. “Le leggi della Sardegna non si possono aggirare. Difenderemo fino in fondo le prerogative della nostra autonomia” ha dichiarato. Diversi parlamentari sardi di centrosinistra, tra cui i pentastellati Susanna Cherchi e Mario Perantoni, ma anche Francesca Ghirra di Avs, hanno già annunciato iniziative in Parlamento.
La vicenda si avvia così verso una nuova fase giudiziaria e istituzionale. Il ricorso annunciato dalla Regione potrebbe infatti aprire un lungo contenzioso destinato a incidere non solo sul futuro del progetto di Cala Finanza, ma anche sui rapporti tra le competenze regionali e le procedure speciali introdotte per favorire gli investimenti nel Mezzogiorno. Intanto lo spettro del cemento su un angolo di paradiso è molto concreto.
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