Dopo quasi un secolo di chiusura, un’area rimasta a lungo inaccessibile torna a disposizione del pubblico e cambia la storia della fruizione del Parco archeologico di Nora. Si tratta della necropoli fenicio-punica situata nell’ex area militare, che entra ufficialmente nei percorsi di visita dopo circa 90 anni di interdizione, risalente al 1936.
L’apertura rappresenta un passaggio di grande rilievo per la valorizzazione del patrimonio archeologico sardo e consente di accedere a uno dei contesti funerari più significativi del Mediterraneo occidentale. L’intervento è stato reso possibile grazie alla collaborazione tra il Comune di Pula, la Fondazione Pula Cultura Diffusa e la Soprintendenza archeologica, che hanno lavorato alla riapertura di un’area di elevato valore scientifico e culturale.
Il sito
Nel settore settentrionale dell’ex base militare, le ricerche condotte dall’Università degli Studi di Padova hanno permesso di documentare una vasta necropoli utilizzata per circa sette secoli, con fasi che vanno dalla presenza fenicia fino all’età punica. Le sepolture più antiche risalgono alla fine del IX secolo a.C. e testimoniano i primi insediamenti fenici nella zona.
Il sito è considerato un unicum nel panorama archeologico regionale: è infatti la prima necropoli fenicia della Sardegna conservata in condizioni eccezionali e studiata con metodologie moderne. Le evidenze archeologiche hanno restituito tombe a incinerazione, pozzetti scavati nella roccia e, in età punica, grandi camere ipogee che riflettono l’evoluzione dei riti funerari nel corso del I millennio a.C.
Tra i rinvenimenti più rilevanti figurano numerosi corredi funerari integri, composti da ceramiche, oggetti in metallo e manufatti vitrei, oggi conservati nel Museo Civico “Giovanni Patroni” di Pula. Questi materiali hanno permesso di ricostruire le reti commerciali e culturali che collegavano Nora al Mediterraneo, con contatti attestati con penisola italiana, Iberia, Nord Africa, Grecia e area levantina, oltre ai rapporti con le comunità nuragiche locali.
Le ricerche hanno inoltre evidenziato la continuità di frequentazione dell’area anche in età romana, quando il contesto funerario venne progressivamente trasformato in area residenziale e produttiva fino alla tarda Antichità.
Le attività archeologiche dell’Università di Padova proseguiranno nei prossimi mesi, confermando il ruolo della necropoli come laboratorio di studio fondamentale per la comprensione delle civiltà fenicie e puniche nel Mediterraneo.

Le reazioni
Per il sindaco di Pula, Walter Cabasino, la riapertura segna una tappa storica: “L’apertura della necropoli occidentale non solo aumenta gli spazi aperti al pubblico, ma avrà anche ricadute economiche sul territorio. Non dobbiamo dimenticare la fragilità di questo sito archeologico. I danni provocati dal ciclone Harry sono ancora visibili”.
Anche gli studiosi sottolineano l’importanza della scoperta e del lavoro scientifico svolto. Jacopo Bonetto, docente di Archeologia classica presso l’Università degli Studi di Padova, parla dei tesori rinvenuti nell’area della necropoli, che ricadeva sino al 2012 nella zona militare: “Abbiamo scavato in una zona dove prima nessun archeologo aveva mai messo piede, un’area che dal 1936 era interdetta ai civili. Dopo dieci anni di ricerca, portati avanti in collaborazione con la Soprintendenza, sono finalmente visibili i risultati del nostro lavoro: dalle scoperte fatte nella necropoli oggi sappiamo molto di più sugli abitanti di Nora”.
Soddisfatti anche Chiara Pilo, archeologa della Soprintendenza; Andrea Boi, presidente della Fondazione Pula Cultura Diffusa; Clara Pili, direttrice della Fondazione Pula Cultura Diffusa; Manuela Serra, assessora alla Cultura. “Un evento che restituisce non solo a Pula, ma all’intera Sardegna e alla comunità internazionale, un patrimonio archeologico di inestimabile valore”.
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