La sanità sarda resta al centro del dibattito con una forte denuncia lanciata da Usb Sanità Sardegna, che punta il dito contro la gestione delle risorse umane nel sistema sanitario regionale e l’attuazione del Pnrr.
A intervenire è Gianfranco Angioni, referente regionale del sindacato, che mette in evidenza il rischio di un paradosso: nuove strutture sanitarie pronte ma prive del personale necessario per garantirne il funzionamento.
L’allarme
Secondo Angioni, il sistema sanitario regionale si troverebbe in una fase critica. “Si inaugurano strutture mentre i reparti non riescono più a garantire gli organici – dice – In altre Regioni la carenza di personale ha già aperto la strada agli affidamenti ai privati. La Sardegna deve decidere se rafforzare il servizio sanitario pubblico o assistere al suo progressivo smantellamento”.
Il rappresentante di Usb evidenzia inoltre che non sarebbero ancora stati resi pubblici i dati relativi al fabbisogno di medici, infermieri e operatori socio-sanitari necessari per rendere pienamente operative le nuove strutture finanziate dal Pnrr. “Si continua a raccontare una sanità del futuro mentre quella di oggi rischia di non reggere più. Senza personale il Pnrr rischia di lasciare soltanto edifici, non servizi. Non si possono investire milioni di euro del Pnrr senza spiegare ai cittadini chi garantirà concretamente l’assistenza”.
La situazione
Nel suo intervento, Angioni richiama anche quanto accaduto in altre regioni italiane, dove la carenza di personale avrebbe già portato al ricorso a soluzioni esterne per garantire i servizi. “In alcuni casi, proprio perché il sistema pubblico non disponeva di professionisti sufficienti, si è fatto ricorso ad affidamenti esterni per garantire i servizi. È un precedente che non può essere ignorato. Se non si investe subito nelle assunzioni, anche la Sardegna rischia di trovarsi nella stessa situazione”.
La situazione negli ospedali dell’isola viene descritta come già critica, con reparti in sofferenza, turni gravosi e personale insufficiente. Particolare attenzione viene posta anche sull’Ospedale Businco, dove i lavori di ristrutturazione finanziati dal Pnrr avrebbero comportato una ridistribuzione delle attività chirurgiche senza certezze sui tempi di pieno ripristino. “Anche questo dimostra quanto sia distante la narrazione ufficiale dalla realtà quotidiana vissuta da cittadini e operatori”.
I gettonisti
Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda la scadenza del 30 giugno 2026, data in cui terminerà il ricorso ai cosiddetti medici a gettone, attualmente impiegati per garantire la copertura di diversi servizi ospedalieri. Secondo il sindacato, l’assenza di un piano di assunzioni rischierebbe di aggravare ulteriormente le criticità esistenti.
“Se prima di quella data non saranno stati assunti medici, infermieri e operatori in numero sufficiente, il sistema sanitario sardo rischia di subire un ulteriore e pesante contraccolpo proprio mentre dovrebbero entrare in funzione le nuove strutture territoriali”.
Angioni conclude: “Il tempo degli annunci è finito. Ora servono trasparenza, assunzioni e scelte politiche coraggiose. La sanità pubblica si difende con il personale, non con le inaugurazioni”.
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