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Zola compie 60 anni: da Oliena al mito di Magic Box, un sardo nella storia

Dal Napoli di Maradona al Chelsea, fino al ritorno in Sardegna: la carriera di un fuoriclasse simbolo di eleganza e umiltà

Crediti foto: Gianfranco Zola - Instagram

Gianfranco Zola compie oggi 60 anni, celebrando una carriera che lo ha consacrato come uno dei talenti più raffinati del calcio europeo tra anni ’90 e 2000.

Soprannominato il “Magic Box” per la sua capacità di inventare giocate imprevedibili e decisive, Zola è stato apprezzato non solo per la qualità tecnica, ma anche per l’eleganza e la signorilità che hanno sempre accompagnato il suo percorso sportivo.

Gli inizi

La sua storia parte dalla Sardegna, dove nasce a Oliena nel 1966 e muove i primi passi tra i professionisti con realtà locali come Nuorese e Torres, mettendo subito in mostra doti di velocità e tecnica sopra la media.

La grande occasione arriva nel 1989, quando viene portato al Napoli, dove ha l’opportunità di allenarsi e giocare al fianco di Diego Armando Maradona, vivendo una delle esperienze più formative della sua carriera. Nessuno come lui, infatti, poteva vantare in quegli anni una somiglianza così marcata nelle movenze e nei gesti tecnici con il Pibe de Oro.

La consacrazione

Nel 1993 approda nell’iconico Parma di Nevio Scala, diventando protagonista di una delle squadre più forti degli anni ’90. Con i ducali conquista Coppa UEFA e Supercoppa europea, consolidando anche il suo ruolo in Nazionale, fino alla partecipazione al Mondiale di USA ’94 chiuso con il titolo di vicecampione del mondo.

La ribalta internazionale arriva però nel 1996 con il trasferimento al Chelsea, una scelta che segna una svolta nella sua carriera. A Londra Zola diventa rapidamente un idolo, grazie a giocate di classe, punizioni millimetriche e una straordinaria capacità di incidere nei momenti decisivi. In 7 stagioni conquista numerosi trofei, tra cui FA Cup, Coppa di Lega, Coppa delle Coppe e Supercoppa europea, oltre a 80 gol in 312 presenze.

Il suo impatto sul calcio inglese viene riconosciuto ufficialmente nel 2003, quando viene eletto dai tifosi miglior giocatore della storia del Chelsea e insignito dell’onorificenza di membro dell’Impero britannico per i meriti sportivi e il comportamento esemplare dentro e fuori dal campo.

Il ritorno in Sardegna

Nello stesso anno arriva anche la scelta che lo riporta alle origini: il ritorno in Sardegna. Il patron del Chelsea, Roman Abramovich, gli offre un ricchissimo ingaggio per restare un altro anno con i blues, ma lui rifiuta pur di vestire la maglia del Cagliari, allora in Serie B. Un rientro che si trasforma in un nuovo capitolo di successo, con la promozione in Serie A e un’ultima stagione ad alto livello prima dell’addio al calcio giocato nel 2005.

Due sole stagioni con la maglia rossoblù, ma sufficienti a farlo entrare nel cuore dei tifosi, tanto che ancora oggi è difficile escluderlo dal podio dei migliori giocatori che abbiano mai indossato la casacca del Cagliari.

In seguito sono arrivate importanti esperienze da allenatore e da vice presidente della Lega di Serie C, di cui è stato autore di un’importantissima riforma dedicata alla valorizzazione dei giovani calciatori. Un campione intramontabile dentro e fuori dal campo.

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