La Sardegna è sempre al centro dei pensieri di Alessia Orro. La palleggiatrice azzurra, protagonista dei successi della Nazionale italiana e oggi impegnata nel campionato turco, si è raccontata con sincerità nel podcast “PoretCast” di Giacomo Poretti, ripercorrendo la sua infanzia a Narbolia, l’amore per la pallavolo e il forte legame con la sua terra.
Tra aneddoti divertenti e ricordi emozionanti, Orro ha ribadito un desiderio che non ha mai nascosto: quello di tornare un giorno a vivere in Sardegna.
“Io e mia sorella le uniche alte del paese”
La campionessa ha iniziato parlando delle sue origini con una battuta che ha strappato un sorriso. “Sarda e alta 1 e 80? Io e mia sorella le uniche alte del paese! Mio padre è alto, mia madre è bassina. Abbiamo preso entrambe da mio padre, forse la pallavolo ci ha fatto crescere qualche centimetro in più. Se fossi più bassa di così forse farei il libero”.
Non solo pallavolo
Orro ha raccontato come la pallavolo sia entrata nella sua vita fin da bambina grazie alla madre, allenatrice, e alla sorella maggiore. “Perché ho giocato a pallavolo? Mia madre era allenatrice e mia sorella più grande giocava. Mi sono innamorata subito, è stata la mia passione più grande”.
Accanto allo sport che l’ha resa la miglior palleggiatrice al mondo, c’è sempre stato spazio anche per un’altra grande passione: l’equitazione.
“Poi è arrivata l’equitazione che è la mia seconda passione. Facevo endurance, che sono gare di resistenza a cavallo. Sei nella natura e segui un percorso, è bellissimo. Lì devi stare attento alla cura del cavallo: arriva primo chi ha i battiti del cavallo più bassi. Questo mi piaceva molto della disciplina”.
Il ricordo più bello, però, è legato alle passeggiate lungo il mare. “La cosa che mi piace di più però sono le passeggiate in spiaggia a cavallo al tramonto, sulla costa Ovest della Sardegna”.
L’addio alla Sardegna: “È stato traumatizzante”
Nel corso della chiacchierata, Giacomo Poretti le ha chiesto se fosse stato più difficile lasciare la Sardegna o rinunciare ai cavalli. La risposta della campionessa è arrivata senza esitazioni.
“Andare via dalla Sardegna sicuramente. Per me è stato traumatizzante andare via da piccola, passare dal sole alla nebbia. Ho lasciato gli amici e la famiglia, chiamavo spesso a casa in lacrime. La mia famiglia mi è stata vicina e mi ha aiutato”.
Non è mancato un altro momento divertente, quando Orro ha raccontato il suo modo di stuzzicare le avversarie durante le partite. “Ora che gioco in Turchia insulto più in italiano, ma quando giocavo in Italia insultavo molto in sardo“.
L’abbraccio con la famiglia dopo l’oro olimpico
Tra i ricordi più intensi c’è quello della vittoria alle Olimpiadi, culminata nell’abbraccio con i genitori e la sorella sugli spalti.
“Mi sono buttata per terra e le mie compagne sono venute ad abbracciarmi, non capivo nulla. Sugli spalti ho visto mia madre, mia sorella, mio padre che erano venuti a Parigi con la bandiera dei Quattro Mori. Allora poi sono entrati nel campo e li ho abbracciati talmente forte che me lo ricorderò per tutta la vita”.
Il sogno resta la Sardegna
Guardando al futuro, Alessia Orro ha le idee molto chiare: il suo desiderio è quello di costruire la propria vita nell’Isola.
“Vorrei avere la mia vita in Sardegna. Magari mettere su famiglia, due figli al massimo. Però in Sardegna”.
E con il sorriso ha aggiunto un messaggio rivolto al fidanzato, originario della Lombardia. “Il mio ragazzo è di Monza, ma gli ho già detto che non mi sposerò a Monza”.
Parole che confermano ancora una volta il profondo legame della regista azzurra con Narbolia e con la Sardegna, una terra che continua a rappresentare il suo punto di riferimento, nonostante gli impegni internazionali.
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