In Evidenza Giulia Romeri: “La Sardegna mi smuove, ha tante storie da raccontare”

Giulia Romeri: “La Sardegna mi smuove, ha tante storie da raccontare”

Nomade digitale e videomaker, innamorata della Sardegna, delle sue storie e di quelle vibrazioni che fanno bene all'anima: Giulia Romeri racconta il suo rapporto con l'Isola.

Una sera di luglio, che lascia spazio a una timida brezza di vento. Giulia Romeri sale sul palco di Dolianova e col sorriso regala al pubblico una ventata di felicità che si era nascosta chissà dove. È la sua prima intervista sul palco, per raccontare una vita che la porta spesso in giro. Una vita da nomade digitale, alla ricerca della serenità che anima il mondo.

Sui social ha trovato fari luminosi che hanno illuminato il suo cammino. E a sua volta ha restituito agli oltre 21 mila follower che la seguono su Instagram e su Youtube tutto ciò che ha imparato in questa vita su misura che si è costruita faticosamente giorno dopo giorno.

Da un po’ di tempo si è avvicinata alla Sardegna, grazie all’amicizia con Francesca Ruvolo, che diverso tempo fa ha deciso che l’isola potesse diventare casa. E a poco a poco lo è diventato anche per Giulia, videomaker dagli spunti brillanti. Come un’anima che ha bisogno di musica, connessioni, tramonti, risate e piccoli ma preziosi angoli di gioia.

Crediti foto: Bibi Radossi

Daniele Silvestri in una canzone canta: “il suono di te che ridi non entra in nessuna foto. O il fatto stesso che quando arrivi, non c’è più il prima, c’è solo il dopo”. Da videomaker e fotografa, quanti suoni sono entrati nei tuoi lavori?

Tantissimi. La foto più bella che potrei descrivere è il respiro nel corpo di un’altra persona. Quando vedi proprio quel millimetrino di pelle che si alza e si abbassa e fa un suono indescrivibile, come una fotografia quasi impercettibile. Cioè, anzi, un video quasi impercettibile. Quella è una delle mie immagini – suoni preferiti.

Perché inizi ad appassionarti alla fotografia e al videomaking, cosa volevi fare da piccola?

Da bimba pensavo di fare il veterinario perché mi piacevano i gatti. Crescendo mi è sempre piaciuta la musica, l’arte. La cosa strana è che alle superiori ho fatto un progetto. Ero tipo rappresentante d’istituto e ho creato un film intervistando le altre persone della mia classe, immaginandoci che cosa avremmo fatto da lì in poi. E quindi, in realtà stavo già facendo quello che faccio adesso e mi ricordo che ero ero andata su Internet, ho cercato su Google come si chiama quella persona che fa i video. Perché in quel momento esistevano solo il cinema, serie TV, i telegiornali. Però non c’erano ancora i social, così come sono adesso, soprattutto coi video. Avevo trovato solo risultati in inglese: videographer, era la cosa che ci assomigliava di più.

Poi che strada ha preso la tua vita?

All’inizio siamo giovani e quindi c’è sempre quel momento in cui pensi oddio, dove sta andando la mia vita? Poi mi sono voluta mettere alla prova. Ho avuto tanti momenti di sofferenza personale, avevo paura di sentirmi a disagio o infelice o comunque in qualche modo piatta in una vita in cui secondo me potevo dare di più. Nonostante tanta fatica, ha vinto la fiducia di andare avanti. Ed oggi sono qui che faccio quel che più mi piace.

Crediti foto: Bibi Radossi

In tutto questo che posizione hanno preso gli affetti?

Con tutte le persone amiche è stato un dipende. Cioè non tutte le persone capivano cosa stessi cercando di fare e ho avuto tanti confronti con tutti. Alcune persone più vicine invece sono rimaste, mi hanno spronato tantissimo, hanno creduto in me. Mi hanno supportata e mi hanno fatto quelle chiamate lunghe di rassicurazione del “no, ma tu sei fortissima, ce la puoi fare”. I miei genitori sono sempre stati un pochino più sull’attenti. Attenti a non frenarmi, ma attenti tipo “oddio cosa sta facendo adesso?”. Ma anche silenziosi nel lasciarmi andare.

Hai scelto la strada della nomade digitale. Da fuori pare una vita bellissima senza ostacoli, sempre in vacanza. Da dentro invece com’è?

È bellissima, sì. La cosa importante per me era scegliere di dare valore il più possibile al mio tempo. Volevo vivere delle giornate in cui avrei potuto guardare il mare o il sole calare sul mare. Sono una persona molto stimolata dalla dinamicità, mi tiene attiva, mi dà colori e mi nutre. Per la vita che adesso faccio, ci ho messo comunque tanto impegno. È rischiosa se non è abbinata a punti fermi. Ma cerco di essere in qualche modo ordinata nel mio disordine. E danzare nel mio caos. Sicuramente può essere provante e faticoso con ritmi molto forti. Perché in realtà non sono del tutto nomade digitale perché devo essere sempre in posti diversi come videomaker.

E la Sardegna, quando arriva nella tua vita?

Io ho i primi video da bambina, piccolina, tre anni che mi scatenavo in una discotechina di un hotel. E lì ho scoperto che quella era la Sardegna. Fatto che torna ora, perché ho appena concluso un corso per diventare insegnante di danza consapevole. La musica e il movimento del corpo mi sono sempre piaciuti. Poi a 15 anni, sempre coi miei genitori, una vacanza stranissima dopo la quale non sono più tornata. Da 2/3 anni invece sono qui grazie a Franci Ruvolo (Wildflowermood, ndr).

Oggi il rapporto con l’isola com’è?

Mi piace perché la sto vivendo in un altro modo. La prima volta è stato un ritornarci intenso e mi sono chiesta che cos’è questa intensità. Piano piano mi sono lasciata spaventare di meno, ogni volta che vengo qua succede qualche avventura particolare che dentro di me qualcosa gira, che sia un pensiero, che sia una sensazione. La mia vita prende una svolta, questa isola mi smuove. Sarà per la sua forza selvaggia, per la memoria, per le persone che la abitano. Vedo queste persone che hanno una grande passione nel salvaguardare il territorio, ma le vedi che hanno qualcosa che stanno proteggendo. Sto imparando a conoscere la Sardegna con molta molta calma, molta pazienza, perché ci vuole del tempo per le cose così belle. La Sardegna ha tante storie da raccontare, ma sembra voler regalare qualcosa anche alla mia, di storia.

Niccolò Fabi parla di una vita che è fatta di una somma di piccole cose. Quali sono le tue piccole cose, che ti rendono felice?

Gli abbracci con le persone che mi vogliono bene e a cui io voglio bene. Uno spuntino vista tramonto con un bicchiere di vino rosso. Gli sguardi delle persone, anche degli sconosciuti. Le anime delle persone che si incontrano, che dici proprio “quanti siamo nel mondo, eppure siamo la stessa cosa”.

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