L’approvazione definitiva della dichiarazione di pubblico interesse per il nuovo stadio di Cagliari non è stata priva di polemiche. Durante il dibattito in Consiglio comunale, i consiglieri di opposizione hanno espresso numerose riserve sulla convenzione e sul piano economico-finanziario (Pef), ritenendo che l’operazione presenti ancora diverse criticità.
Farris: “Il Pef non è affidabile”
Tra gli interventi più attesi c’è stato ovviamente quello di Giuseppe Farris, che negli ultimi mesi soprattutto è stato protagonista di numerose segnalazioni sulle criticità dell’operazione.
Farris ha ricordato come il Consiglio non è stato chiamato a decidere sulla necessità di costruire il nuovo impianto, su cui lui stesso ha sempre detto di essere d’accordo, bensì a valutare se la proposta fosse realmente rispondente all’interesse pubblico.
“La proposta è migliorata rispetto a prima, a dimostrazione che le osservazioni arrivate da questi banchi non erano infondate. Non mi convince però l’iter procedurale, perché ci troviamo a ratificare decisioni prese altrove”, ha affermato.
Il consigliere ha poi puntato l’attenzione sulla ripartizione dei rischi economici. “Questa proposta distribuisce in modo equilibrato i rischi economici? Non dimentichiamoci che è un progetto di finanza e non un appalto di opere pubbliche. La dichiarazione di pubblico interesse non è un atto dovuto. Inoltre sembra che, ogni volta che emergono criticità, il rischio venga scaricato sul concedente, mentre dovrebbe restare in capo al privato”, ha dichiarato.
Particolarmente severo il giudizio sul piano economico-finanziario. “Il Pef non è una rappresentazione della realtà ma di ipotesi. Sono previste sei fonti di ricavo, ma soltanto due sono realmente solide: il canone e l’accordo con Unipol per i diritti di denominazione. Coprono appena il 40% dei ricavi previsti, sul restante 60% non abbiamo certezze. Il Pef non è affidabile“, ha detto ancora.
Secchi: “Firmiamo un assegno in bianco?”
Anche Ferdinando Secchi (Lega) ha espresso forti perplessità. “Guardiamo numeri e clausole. Stiamo concedendo un diritto di superficie molto lungo con il rischio di uno sbilanciamento a favore del privato. Pensiamo, ad esempio, al caro materiali: l’accordo potrebbe impegnare il Comune a coprire futuri extracosti con ulteriori contributi. Stiamo forse firmando un assegno in bianco?“, si è chiesto.
Secchi ha inoltre evidenziato le conseguenze di eventuali ritardi amministrativi. “Se dovessero verificarsi ritardi nei pagamenti, il concessionario potrebbe attivare procedure di riequilibrio economico-finanziario. E se una futura amministrazione decidesse di recedere per motivi di pubblico interesse? Sarebbero previsti indennizzi milionari”, ha osservato.
Corrias e Loi: “Manca un limite all’esposizione del Comune”
Per Marcello Corrias, dalla convenzione non emerge un tetto massimo all’esposizione economica dell’amministrazione. Il consigliere ha inoltre posto interrogativi sulla sostenibilità del progetto in caso di risultati sportivi negativi.
“Cosa accadrà al canone in caso di malaugurata retrocessione? Diminuirà oppure resterà invariato? Il Cagliari Calcio garantirà il debito della concessionaria? Meno competitività significa maggiore rischio sportivo e con meno entrate per il club lo stadio rischierebbe anche di essere una palla al piede che trascina il club verso il basso”, ha affermato.
Per Stefania Loi di Fratelli d’Italia “la fretta non può ridurre il diritto del Consiglio di conoscere fino in fondo l’operazione”, riferendosi ai tempi stretti per le scadenze di Euro 2032. E chiede: “Qual è il rischio massimo per il Comune? A questa domanda non ho trovato risposta nei documenti”.
Mannino e Piccoi: “Piano troppo ottimistico”
Sulla stessa linea anche Pierluigi Mannino (Fratelli d’Italia). “Il Pef non mi convince perché è troppo ottimistico. Basta poco per comprometterne l’equilibrio. Mi auguro di essere smentito, ma questa è la terza dichiarazione di pubblico interesse a cui assisto e lo stadio ancora non c’è”, ha dichiarato.
Massimiliano Piccoi di Rs contesta quello che definisce “l’aspetto più delicato per capire se lo stadio si farà o meno”. E prosegue: “La delibera ha parametri stringenti, anche perché di base deve nascere da un Pef che è evidentemente stiracchiato e tirato per i capelli. Dal primo progetto si deve passare al progetto definitivo che deve essere verificato. Il lavoro negli uffici è quindi soltanto iniziato. I verificatori devono fare una verifica maniacale del progetto e dall’esito si capirà se le computazioni sono esatte, ovvero se quei numeri girano. Nove volte su dieci però i costi crescono e se si deve riequilibrare non è chiaro come si dovrà fare. Questa è la criticità più grande. Il rischio è che la delibera, così come è scritta, nel momento in cui scappano i buoi non li riacchiappiamo più”.
Leggi le altre notizie su www.cagliaripad.it






