Il turismo continua a essere uno dei principali motori dell’economia sarda, ma secondo Maria Laura Orrù, capogruppo di Alleanza Verdi Sinistra in Consiglio regionale e sindaca di Elmas, il modello adottato dall’Isola presenta profonde criticità. Al centro della sua riflessione ci sono la sostenibilità ambientale, le condizioni dei lavoratori, il costo delle abitazioni e la pressione esercitata sui servizi pubblici durante i mesi estivi.
La situazione
Orrù invita a non fermarsi alla lettura dei dati sulle presenze e degli arrivi record, mettendo in discussione l’idea che l’aumento dei flussi turistici produca automaticamente maggiore benessere per la popolazione residente.
“Ogni estate la Sardegna si ritrova nella narrazione della stagione turistica. Il boom di presenze, il soldout, spiagge affollate e coste invase dalle barche” spiega. “Penso che, al netto dei numeri, la nostra isola il turismo lo subisca e, in diversi ambiti, ne patisca la sua incidenza selvaggia in termini ambientali ed economici. Si parla spesso di “modello turistico” e, ultimamente, si punta alla cosiddetta “fascia alta”, insomma quella dei ricchi, quella che con i soldi può permettersi una vacanza di lusso e anche il lusso di monopolizzare il modello turistico. Penso che la Sardegna non debba cadere nel tranello di puntare solo alla fascia alta, perché la ricchezza dell’utente non corrisponde al beneficio economico”.
I numeri
Orrù si sofferma su un altro tipo di dati, i quali “dicono che il Pil procapite in Sardegna si ferma al 73% della media UE, dopo anni di arrivi record e l’occupazione è sotto la media nazionale. Decenni di “ricadute” turistiche non hanno prodotto sviluppo strutturale per l’Isola: hanno prodotto rendita. Non cambia la sostanza per quanto riguarda gli occupati e le occupate nel settore: oltre l’80% dei lavoratori turistici del Sud e delle Isole guadagna meno di 14.800 euro l’anno. Parliamo di persone in regola, non di lavoro nero. Con quelle cifre non si costruisce una vita dignitosa, si sopravvive”.
A questo si aggiungono “i servizi che durante il periodo delle vacanze finiscono inevitabilmente sotto pressione, dalla sanità, allo smaltimento dei rifiuti”.
La posizione espressa dalla capogruppo di Avs mette dunque in discussione una strategia basata prevalentemente sull’incremento delle presenze e sulla ricerca del turismo di fascia alta. Per Orrù, il tema centrale non è soltanto quanti visitatori arrivano in Sardegna, ma quanto valore rimane sul territorio e quali benefici concreti produce per i residenti.
Nuovo modello
“Il mio rifiuto totale è nei confronti della monocultura turistica e della logica coloniale che la accompagna. Servono scelte precise: cooperative turistiche che trattengano il valore sul territorio; una moratoria sugli affitti brevi dei grandi multiproprietari per garantire case ai residenti; una tassa di soggiorno progressiva sul lusso con gettito vincolato a sanità e servizi; ispezioni serie contro il lavoro nero e i falsi part-time; licenze solo a chi garantisce contratti dignitosi; un sistema di vacanze sovvenzionate per i residenti più fragili”.
E conclude: “Pensiamo a un modello equo, sostenibile e che garantisca la tutela ambientale e la possibilità di essere una terra da ammirare e rispettare: non da conquistare”.
L’obiettivo indicato da Orrù è quello di costruire un modello turistico capace di conciliare sviluppo economico, tutela ambientale, qualità dell’occupazione e diritto alla casa, evitando che la crescita dei flussi finisca per trasformarsi in un peso per le comunità locali.
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