Centoventidue anni dopo l’eccidio di Buggerru, la memoria dei tre minatori uccisi il 4 settembre 1904 torna a intrecciarsi con le battaglie sindacali del presente. Nel paese del Sulcis Iglesiente, teatro della protesta che segnò profondamente la storia del movimento dei lavoratori italiano, Cgil, Cisl e Uil hanno riportato al centro della commemorazione i temi della sicurezza, della dignità salariale, della qualità dell’occupazione e delle prospettive di sviluppo della Sardegna.
Nel 1904, durante uno sciopero contro le condizioni di lavoro nella miniera di piombo gestita dalla Société des mines de Malfidano, l’intervento della forza pubblica sfociò negli spari contro la folla: tre minatori persero la vita e altri 13 rimasero feriti. Una tragedia diventata uno dei simboli della storia del movimento operaio italiano e legata anche alla nascita del primo sciopero generale nazionale.
A 122 anni di distanza, il ricordo è stato trasformato dalle organizzazioni sindacali in una riflessione sulle condizioni del lavoro contemporaneo.
Cisl: “La memoria ci richiama alla responsabilità”
“Buggerru è un luogo che appartiene alla storia del lavoro, del movimento sindacale e della Sardegna. E il modo migliore per ricordare quello che qui accadde nel 1904 non è soltanto guardare al passato, ma provare a capire che cosa quella storia continua a dire al nostro presente”.
Lo ha detto il segretario generale della Cisl Sardegna, Pier Luigi Ledda, insieme al segretario generale della Cisl Sulcis Iglesiente, Antonello Saba.
Per la Cisl, la giornata della memoria deve diventare un momento per interrogarsi sulla qualità del lavoro e sulle prospettive dell’Isola. Il principio indicato dal sindacato resta quello secondo cui nessuno dovrebbe perdere la vita per lavorare.
“Nel 1904 i lavoratori di Buggerru chiedevano condizioni di lavoro più giuste e umane. Oggi il lavoro è cambiato, ma non è cambiata la domanda di dignità. Anche nel nostro territorio dobbiamo continuare a lavorare perché chi ha un’occupazione abbia sicurezza, stabilità, un salario adeguato e la possibilità di costruire il proprio futuro qui. È questo il modo più concreto per trasformare la memoria in responsabilità”, ha dichiarato Saba.
Nel 2024, proprio a Buggerru, Cgil, Cisl e Uil avevano avviato con la Regione Sardegna il percorso del Patto di Buggerru sulla salute e sicurezza sul lavoro. Un protocollo nato con l’obiettivo di rafforzare la prevenzione in un contesto ancora segnato da incidenti, morti sul lavoro, lavoro irregolare e difficoltà nei controlli.
Negli ultimi due anni sono stati compiuti alcuni passi, tra cui lo stanziamento di 5 milioni di euro all’anno per la sicurezza nel triennio 2026-2028 e l’istituzione dell’Osservatorio regionale per la qualità, la salute e la sicurezza sul lavoro. Per la Cisl, però, è arrivato il momento di passare dalla programmazione all’attuazione concreta. “Il Patto adesso deve camminare“, ha ribadito Ledda.
“La vera sfida è arrivare prima. Prima dell’incidente, prima dell’infortunio, prima che una situazione di rischio diventi emergenza. Servono le regole, i controlli e servono anche le sanzioni quando le regole non vengono rispettate. Ma la sicurezza non si costruisce soltanto con le norme. Si costruisce nei luoghi di lavoro attraverso formazione, consapevolezza, organizzazione del lavoro, responsabilità delle imprese e partecipazione dei lavoratori”, ha sottolineato Ledda.
Cgil: “Prorogare subito l’ordinanza sul caldo”
A Buggerru è intervenuta anche la segretaria generale della Cgil Sardegna, Simona Fanzecco, che ha posto l’accento sui rischi legati alle temperature estreme.
“Alla Regione chiediamo prima di tutto che l’ordinanza che vieta il lavoro all’aperto negli orari di caldo estremo scaduta il 31 agosto sia prorogata con la massima urgenza, come tra l’altro è stato già fatto in altre Regioni”, ha affermato Fanzecco.
Il riferimento è ai lavoratori impegnati nei cantieri, nei campi, nei capannoni industriali e più in generale negli ambienti dove le temperature possono raggiungere livelli particolarmente elevati. Per la Cgil, tuttavia, non basta intervenire nelle sole situazioni di emergenza: occorre costruire strumenti di tutela permanenti capaci di affrontare anche gli effetti del cambiamento climatico sulle condizioni di lavoro.
Fanzecco ha richiamato anche il Patto di Buggerru, sottolineando come, a suo giudizio, la sua piena operatività sia ancora lontana anche a causa dei ritardi nell’assegnazione delle risorse.
Uil: “Il profitto non vale una vita umana”
Sul tema della memoria e della sicurezza è intervenuta anche la segretaria generale della Uil Sardegna, Fulvia Murru, che ha ricordato il significato storico della tragedia del 1904.
“Il nostro impegno deve essere forte, un impegno concreto, che parte da Buggerru, ma che non si ferma a Buggerru. Dobbiamo far partire da qui un’azione di responsabilità e fare in modo che le lavoratrici e i lavoratori riacquistino la dignità e i diritti che purtroppo a volte sono costretti a perdere”, ha detto Murru.
“Noi crediamo che tanto ancora bisogna fare, perché purtroppo la sicurezza nei luoghi di lavoro in alcuni casi non è migliorata”, ha affermato Murru, indicando tra i settori più esposti fabbriche, industria e tutte quelle realtà nelle quali, secondo il sindacato, le esigenze di profitto rischiano di prevalere sulla tutela dei lavoratori.
L’appello della Uil riguarda anche la dignità salariale. “I salari sono troppo bassi“, ha ribadito Murru, chiedendo un impegno comune di parti sociali, sindacati e politica per migliorare le condizioni economiche dei lavoratori.
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