Sono arrivati questa mattina all’aeroporto militare di Decimomannu i primi 40 detenuti sottoposti al regime del 41 bis, trasferiti successivamente nel carcere di Cagliari-Uta. Il gruppo ha raggiunto la Sardegna a bordo di un velivolo della Guardia di Finanza, decollato dallo scalo di Pomezia.
Il trasferimento è stato accompagnato da un imponente dispositivo di sicurezza. Numerose pattuglie di Carabinieri, Polizia di Stato, Polizia Penitenziaria e Guardia di Finanza hanno presidiato le principali strade interessate dal percorso verso Uta, mentre l’area circostante l’istituto penitenziario è stata sottoposta a particolari misure di controllo.
A Uta 92 posti per il regime di carcere duro
Il trasferimento dei primi 40 detenuti arriva a poche settimane dall’inaugurazione della nuova sezione destinata al 41 bis nel carcere di Cagliari-Uta. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, durante una visita a sorpresa effettuata il mese scorso, aveva visitato il nuovo reparto.
Complessivamente saranno 92 i detenuti sottoposti al regime di carcere duro destinati alla struttura cagliaritana. L’arrivo dei primi trasferiti riaccende però il confronto politico sulle conseguenze della scelta per il sistema penitenziario dell’Isola.
Secondo Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione Socialismo Diritti Riforme, la Sardegna avrebbe ormai raggiunto una situazione di forte pressione sul fronte carcerario.
“La Sardegna ha raggiunto il massimo storico di detenuti presenti negli Istituti penitenziari. Un numero destinato a salire ancora con l’arrivo dei 41bis a Cagliari-Uta” commenta la presidente dell’associazione. “I dati del Ministero, 2.451 presenze al 31 agosto per 2.583 posti, nascondono due importanti realtà. Non vengono infatti conteggiati le 90 celle già occupate dai 41bis a Sassari-Bancali e i 300 posti ‘liberi”‘ per lavori a Badu ‘e Carros. Quindi la Sardegna è ormai satura per numero di persone private della libertà ma nulla è cambiato per il personale medico, infermieristico e della sicurezza”.
Lai: “Il Governo continua a punire la Sardegna”
Critiche arrivano anche dal deputato e segretario regionale del Partito Democratico della Sardegna, Silvio Lai, che contesta la concentrazione nell’Isola dei detenuti sottoposti al regime di massima sicurezza.
“Questo Governo continua a punire la Sardegna. Non interviene per compensare i costi dell’insularità, non garantisce trasporti adeguati, non riduce il divario infrastrutturale e non offre risposte alle principali vertenze economiche e sociali dell’Isola. Quando invece deve distribuire problemi e rischi, sceglie la Sardegna. mostrando un evidente disprezzo per la nostra terra. Oggi abbiamo l’ennesima dimostrazione tangibile di questo modo di agire con l’arrivo dei detenuti in regime di 41bis in Sardegna”.
Lai precisa di non mettere in discussione il regime previsto per i detenuti di particolare pericolosità, ma contesta la scelta di concentrare in Sardegna una quota significativa del circuito 41 bis.
“Il 41 bis è uno strumento indispensabile nella lotta contro le mafie e nessuno intende metterlo in discussione. Ciò che contestiamo è la decisione di concentrare in Sardegna una quota sproporzionata di detenuti mafiosi, assunta contro la volontà dei territori e della Regione e senza un vero confronto istituzionale. Invece di riconoscere e compensare gli svantaggi derivanti dall’insularità, il Governo li sfrutta per tenere i boss lontani dalla penisola, scaricando sull’Isola nuovi rischi e nuovi costi. Altro che insularità in Costituzione. Dopo anni di promesse mancate, il messaggio del Governo Meloni è persino più grave: nessuna compensazione per i costi dell’insularità, ma l’esportazione in Sardegna dei mafiosi più pericolosi“.
Todde: “Scelta imposta alla Sardegna”
Sulla vicenda è intervenuta anche la presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, che ha contestato il metodo seguito dal Ministero della Giustizia.
“Con l’arrivo dei primi detenuti sottoposti al 41-bis nel carcere di Uta, il ministro Nordio porta a compimento una scelta imposta alla Sardegna, sottraendosi fino all’ultimo al confronto con la Regione”.
La presidente ha ricordato di aver scritto nuovamente al ministro lo scorso 4 agosto, chiedendo chiarimenti e documentazione sui criteri alla base della decisione.
“Il 4 agosto gli ho scritto ancora formalmente. Ho chiesto gli atti e i criteri che hanno portato a concentrare una quota rilevante del circuito del 41-bis negli istituti sardi. La Regione aveva già chiesto più volte di essere coinvolta nelle decisioni che riguardano direttamente il proprio territorio. Nessuna risposta”.
Deidda replica: “Opera ereditata dal centrosinistra”
A difendere la scelta del Governo è il deputato sardo di Fratelli d’Italia Salvatore Deidda, che accusa la maggioranza regionale e il Pd di incoerenza politica e richiama la storia della realizzazione del reparto di Uta.
“Ristabiliamo la verità dei fatti e la correttezza dei documenti di fronte a una narrazione palesemente lacunosa e strumentale. Le recenti dichiarazioni del segretario regionale del Pd, Silvio Lai, sui 41-bis nel carcere di Cagliari-Uta rasentano l’incoerenza politica”.
Secondo Deidda, la struttura sarebbe stata completata già nel 2021 e successivamente predisposta per l’attivazione.
“Assistere oggi alle proteste e alle barricate della sinistra e della Presidente della Regione, Alessandra Todde, contro l’arrivo dei detenuti in regime di carcere duro a Uta è uno spettacolo surreale. Stanno manifestando contro gli effetti di decisioni prese, finanziate e portate a compimento dai loro stessi partiti di riferimento quando erano al governo della Nazione”.
E spiega: “La cronistoria documentale del padiglione speciale di Uta è inoppugnabile e non ammette riscritture comode: 7 gennaio 2021, i lavori di costruzione del padiglione da 92 posti destinato al 41-bis a Uta vengono formalmente ultimati e completati. In quel momento, il Ministro della Giustizia in carica era Alfonso Bonafede (Movimento 5 Stelle), esponente di spicco del partito della Todde, sostenuto in Parlamento dal Partito Democratico di Silvio Lai. Luglio 2025: Dopo i collaudi strutturali e l’adeguamento dei sistemi di sorveglianza gestiti dal Commissario Straordinario, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) ha inviato la comunicazione ufficiale di attivazione del reparto alle autorità giudiziarie e di sicurezza. Dicembre 2025: Il piano di riorganizzazione nazionale della massima sicurezza, presentato dal Sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove, razionalizza il circuito dei detenuti al 41-bis in soli 7 istituti dedicati in tutta Italia per ottimizzare l’impiego dei nuclei specializzati della Polizia Penitenziaria (GOM). L’attuale Governo non ha fatto altro che collaudare e mettere in funzione, per dovere di efficienza e per non sprecare risorse pubbliche già spese, un’opera ereditata dal centrosinistra e dal Movimento 5 Stelle“.
Deidda infine ribadisce: “Fratelli d’Italia non arretrerà mai di un millimetro sulla difesa del regime di 41-bis, che consideriamo un presidio antimafia insostituibile a tutela della sicurezza nazionale. Tuttavia, non permetteremo che la Sardegna paghi il prezzo di gestioni passate approssimative. Per questo, stiamo lavorando concretamente per potenziare gli organici e per la tutela del bilancio sanitario regionale”.
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