A oltre trent’anni dalla morte di Manuela Murgia, la vicenda giudiziaria si avvicina a un nuovo passaggio decisivo. La sedicenne venne trovata senza vita il 5 febbraio 1995 nel canyon di Tuvixeddu e, entro il prossimo 26 ottobre, la Procura di Cagliari dovrà valutare quale direzione imprimere al procedimento. Sul tavolo ci sono due possibilità: una nuova richiesta di archiviazione oppure la prosecuzione degli accertamenti investigativi per chiarire definitivamente le circostanze della morte.
Il Dna e i dubbi sulla dinamica
Nel fascicolo restano gli elementi emersi durante le precedenti riaperture dell’inchiesta. Tra questi figura una traccia di Dna maschile individuata dai consulenti, oltre alle valutazioni medico-legali sulle lesioni presenti sul corpo della ragazza. Secondo i periti incaricati dalla famiglia, tali ferite non sarebbero riconducibili con certezza a una semplice caduta dall’alto. Questi elementi alimentano dunque i dubbi sulla dinamica dei fatti e mantengono aperta l’ipotesi che la morte possa avere avuto un’origine diversa da quella inizialmente ritenuta.
Il nodo della prescrizione
A rendere ancora più delicato il quadro è però il tema della prescrizione. Anche qualora gli ulteriori accertamenti dovessero portare a ritenere fondata l’ipotesi di un omicidio, il trascorrere di oltre tre decenni potrebbe impedire di procedere per il reato se non fosse contestata formalmente un’aggravante capace di incidere sui termini di prescrizione, come quella legata alla violenza sessuale. Per la famiglia di Manuela, quindi, il prossimo passaggio della Procura assume un peso particolare: oltre alla ricerca della verità sulla morte della ragazza, è in gioco anche la possibilità concreta di arrivare a un esito giudiziario dopo 31 anni dai fatti.
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