Regione Rinnovabili in Sardegna, Urpi: “Due gigawatt di energia con impianti pubblici”

Rinnovabili in Sardegna, Urpi: “Due gigawatt di energia con impianti pubblici”

La proposta del consigliere regionale per la transizione energetica: almeno 2 dei 6 GW assegnati alla Sardegna siano realizzati da Comuni, enti locali e società pubbliche

Crediti foto: Alberto Urpi - Facebook

Almeno 2 dei 6 gigawatt di nuova produzione da fonti rinnovabili previsti per la Sardegna entro il 2030 dovrebbero essere realizzati attraverso impianti di proprietà pubblica. È la proposta lanciata da Urpi, che chiede alla Regione di utilizzare una parte delle risorse finanziarie disponibili per costruire un patrimonio energetico direttamente riconducibile agli enti pubblici dell’Isola.

“La transizione energetica non è un’opzione”

Per Urpi il passaggio alle energie rinnovabili rappresenta una trasformazione ormai inevitabile, ma la Sardegna dovrebbe avere un ruolo attivo nella sua gestione.

“La transizione energetica oggi non è un opzione, ma è una strada obbligata e la Sardegna deve decidere come percorrerla una volta per tutte”, sostiene.

Da qui la proposta di destinare una quota significativa dell’obiettivo complessivo di 6 GW alla realizzazione di impianti pubblici. L’idea è che almeno 2 GW siano sviluppati attraverso strutture di proprietà degli enti locali e regionali.

Regione finanziatrice, territori proprietari

Il modello immaginato da Urpi prevede che sia la Regione Sardegna a finanziare la realizzazione degli impianti, mentre i destinatari delle risorse sarebbero Comuni, Province, Città metropolitana, Consorzi industriali, altri enti locali e società interamente pubbliche regionali.

Tra gli esempi citati ci sono Enas, Abbanoa e Igea, che potrebbero diventare parte di un sistema pubblico dedicato alla produzione di energia da fonti rinnovabili.

Secondo la proposta, la Regione dispone oggi di risorse che potrebbero essere indirizzate verso questo obiettivo, a partire da quelle legate alla vertenza sulle entrate, ai Fondi FSC e al PNRR.

“Una parte di questa capacità finanziaria può essere utilizzata per costruire un patrimonio pubblico nel settore energetico: meno piazzette e concerti e più impianti strategici per la nostra regione”, afferma Urpi.

Comuni protagonisti della transizione

Il ruolo centrale dovrebbe essere affidato agli enti territoriali. Comuni, Unioni dei Comuni e Province, secondo Urpi, avrebbero competenze e conoscenza diretta dei territori necessarie per partecipare alla trasformazione del sistema energetico.

“Sono il motore economico della Sardegna, conoscono i territori e ogni giorno gestiscono servizi e infrastrutture per i cittadini. Devono quindi essere protagonisti anche della transizione energetica, e non subirla come sta accadendo ora”, sostiene.

Il meccanismo proposto sarebbe quindi basato su una precisa ripartizione dei compiti: la Regione mette a disposizione le risorse, gli enti pubblici realizzano e diventano proprietari degli impianti, mentre i territori partecipano direttamente alla produzione di energia rinnovabile.

I beneficiari finali devono essere i cittadini sardi

L’obiettivo dichiarato è fare in modo che i vantaggi della transizione energetica non restino esclusivamente nelle mani degli operatori privati, ma producano ricadute dirette sul territorio.

“I beneficiari finali devono essere i cittadini sardi”, ribadisce Urpi. “La politica deve avere il coraggio di scegliere. Non possiamo lasciare la Sardegna dentro un’incertezza permanente: dobbiamo governare il cambiamento e decidere quale ruolo vogliamo avere nel futuro energetico”.

Per Urpi, la Sardegna potrebbe così trasformare la transizione in un’opportunità per costruire un sistema nel quale il settore pubblico e le amministrazioni locali siano direttamente coinvolti, con l’obiettivo di diventare un modello replicabile anche in altre regioni e di accompagnare lo sviluppo delle rinnovabili senza speculazione.

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