Il caso Daniel Maldini continua a tenere banco dopo l’incidente stradale avvenuto nelle prime ore di domenica 13 settembre, poche ore dopo il gol decisivo segnato dall’attaccante in Atalanta-Cagliari 1-2. A intervenire sulla vicenda è stato anche il presidente rossoblù Tommaso Giulini, che ha preso posizione sulle indiscrezioni relative a una presunta positività a sostanze stupefacenti emersa da un primo controllo.
L’incidente e l’alcoltest
L’episodio si è verificato dopo la trasferta di Bergamo. Maldini, reduce dalla rete che aveva regalato al Cagliari la vittoria contro l’Atalanta, aveva trascorso la serata con alcuni amici prima di mettersi alla guida.
Secondo quanto emerso, il calciatore non avrebbe rispettato una precedenza, andando a scontrarsi con un’altra automobile. Nell’incidente non avrebbe riportato conseguenze fisiche rilevanti, mentre gli accertamenti della Polizia municipale hanno evidenziato una positività all’alcoltest.
Le due prove effettuate con l’etilometro hanno fatto registrare rispettivamente 0,91 e 0,89 milligrammi di alcol per litro d’aria espirata, a fronte del limite di 0,50. Per Maldini è quindi scattato il ritiro della patente.
Il nodo del pre-test salivare
A tenere aperto il dibattito è invece il risultato dello screening preliminare per le sostanze stupefacenti. Il controllo avrebbe evidenziato una possibile presenza di THC, mentre gli esami successivi pubblicati dal giocatore non avrebbero rilevato positività nelle sostanze ricercate.
La differenza tra i due risultati può essere ricondotta, in astratto, a diversi fattori. Tra questi rientra il tempo trascorso tra i due accertamenti, circa 36 ore, durante le quali la presenza di una determinata sostanza potrebbe modificarsi fino a non essere più rilevabile. Un’altra possibilità riguarda il fatto che i due esami possano aver ricercato sostanze differenti.
Ma più di tutte la cosa più semplice e intuitiva, ovvero la natura stessa del pre-test salivare, che costituisce uno screening preliminare e non equivale all’accertamento analitico definitivo. Il principio è lo stesso dei tamponi Covid, dove la positività che veniva rilevata doveva poi essere accertata e non sempre al risultato positivo del tampone corrispondeva l’effettiva presenza del virus.
Il pre-test può anche segnalare un falso positivo a causa di una somiglianza chimica tra le sostanze cercate e alcuni farmaci comuni o alimenti. L’ibuprofene, ad esempio, può interferire con i test per i cannabinoidi e non è infrequente farne uso come antidolorifico tra i calciatori.
Per chiarire definitivamente la questione sarà comunque necessario attendere l’esito degli esami ospedalieri effettuati sul campione biologico prelevato dopo l’incidente, che rappresenteranno l’elemento determinante nell’accertamento della eventuale presenza di sostanze stupefacenti. Ma non c’è da attendersi stravolgimenti rispetto ai test fatti in laboratorio a Cagliari.
Accanimento mediatico
Certo, c’è da rilevare l’eco enorme che la vicenda ha avuto, cosa molto diversa da ciò che accadde con Cristian Volpato del Sassuolo. Il calciatore neroverde era risultato positivo alla cocaina quest’estate a Sydney dopo un controllo stradale della Polizia, salvo poi essere scagionato da ulteriori accertamenti.
Per quanto riguarda Maldini al momento, dunque, l’unico elemento di colpevolezza accertato riguarda l’alcoltest positivo, con i valori di 0,91 e 0,89 mg/l e il conseguente ritiro della patente. Valori con cui non bisogna certo mettersi alla guida, ma che non lo definiscono certamente un ubriaco al volante.
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