In Evidenza Francesca Ardau: “Con la fotografia colgo la realtà, mi affascina la bellezza”

Francesca Ardau: “Con la fotografia colgo la realtà, mi affascina la bellezza”

Film, festival, ritratti, reportage: una chiacchierata con una delle grandi protagoniste della fotografia in Sardegna

Foto crediti: Sara Montalbano

Appena scatta un click, accade qualcosa nella vita di una persona. Un attimo, che appare impercettibile, viene fissato per sempre nella memoria. Poco importa che sia perfetto o imperfetto: è il resoconto di un momento, a suo modo unico. Francesca Ardau ci lavora con quei momenti unici. Li coglie, li cesella, li restituisce nella loro interezza, provando a valorizzarne i chiari e gli oscuri.

Tantissimi i progetti che la vedono protagonista. Tutti diversi. Spesso culturali. I film, ad esempio. Ma anche i festival culturali e musicali, backstage, reportage. Una vita sempre in viaggio, respirando il vento di una Sardegna che restituisce un po’ di bellezza, passo dopo passo. Da qui parte il nostro racconto, una chiacchierata che è sì sulla fotografia, ma anche sulla vita che scivola in un attimo.

Il primo tocco è quello che accende la magia. Che cos’è per te la macchina fotografica e la fotografia?
La fotografia per me è un modo per cogliere la realtà e ammetto, di essere sempre più affascinata dalla bellezza che dal realismo.

Dove e quando nasce la passione? E quando diventa un lavoro?
Quando ho vissuto a Londra, all’inizio, non mi era facile parlare in inglese e la fotografia, più che un desiderio artistico, è stata una necessità comunicativa: un modo per raccontare ciò che vedevo e che, banalmente, mi piaceva. Postavo le foto su facebook (stiamo parlando degli albori! E notavo con stupore che riscuotevano un successo che non mi aspettavo. Diventa un lavoro tramite una serie di coincidenze che definirei casuali e causali. Un caro amico, con cui per gioco avevo fatto degli scatti per il matrimonio di un’amica comune, aveva notato che avevo “occhio” e dopo qualche tempo mi propose un lavoro di fotografia, che ancora oggi sarei felice di accettare. Da quel momento cominciai a desiderare di fare esclusivamente quel lavoro. Da quel desiderio tutto nuovo, sono nate varie azioni per capire se e come potesse diventare reale, e alla fine, grazie a varie coincidenze e agevolazioni, ho iniziato a lavorare proprio nello studio del mio amico.

Dopo gli studi ti sei trasferita a Londra. Cosa ti ha insegnato quella esperienza?
Credo che ogni esperienza fatta oltre l’uscio di casa ci insegni ad aprire gli orizzonti, non è necessario andare molto lontano, ma di sicuro metterci in posizioni scomode aiuta a capire che possiamo contare sulle nostre capacità più di quanto avessimo mai pensato.

⁠Poi la vita ha cambiato spesso rotta: sei tornata in Sardegna, hai viaggiato per il mondo facendo sempre cose diverse. Cosa ti porti dietro?
Mi porto dietro il pensiero che possiamo cambiare direzione, piano, in ogni momento. Non nel senso di fuga da ciò che non risolviamo, ma, piuttosto, di infinite possibilità che possono sempre accoglierci e stupirci anche laddove ci sembra di stare in un punto morto.

Fotografia, reportage, eventi musicali e letterari, cinema e tanto altro. Cosa ti piace di più del tuo lavoro? Qual è l’iniziativa che attendi con più piacere?

Mi piacciono molto i lavori che faccio, sono abbastanza diversi tra di loro per incontri, ritmi e situazioni. Di sicuro lavorare in un film, ti espone quotidianamente oltre la zona di comfort, ma essere parte di un processo creativo di squadra è uno dei lavori che attendo di più.

Dici che il tuo obiettivo è quello di porre il valore delle persone al centro. Come ci riesci?
Credo sia semplicemente ciò su cui cade il mio sguardo: l’interazione, la complicità, la gioia, la concentrazione o la collaborazione. E cogliendo quell’attimo, mi piace restituire ciò che ho vissuto con e grazie a loro.

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