In Evidenza Ovodda, straordinario ritrovamento archeologico: la Soprintendenza a lavoro

Ovodda, straordinario ritrovamento archeologico: la Soprintendenza a lavoro

Recuperate a Ovodda due grandi pietre incise con motivi concentrici. Gli studi dovranno chiarirne origine, funzione e significato

Crediti foto: Gianluca Seche

Il patrimonio archeologico della Sardegna continua a restituire testimonianze capaci di aprire nuovi interrogativi sul passato dell’isola. Questa volta la scoperta arriva da Ovodda, nel cuore della Barbagia, dove nelle campagne sono state recuperate due grandi pietre caratterizzate da incisioni formate da archi concentrici disposti intorno a un elemento circolare centrale. L’intervento è stato realizzato dalla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Sassari e Nuoro, con la partecipazione dell’archeologa Pina Corraine, della restauratrice Sofia Bertolini e dell’assistente tecnica Giannella Peruzzu. Alle operazioni hanno inoltre collaborato il Comune di Ovodda e i Carabinieri.

Un possibile legame con la Sardegna preistorica

Al momento, l’interpretazione dei reperti resta necessariamente prudente. La Soprintendenza considera possibile una relazione con una frequentazione del territorio risalente almeno al IV millennio a.C., ma si tratta di una prima ipotesi che dovrà essere verificata attraverso ulteriori analisi. Tra le possibilità prese in considerazione figura anche quella di una funzione rituale o simbolica, oppure di un utilizzo delle pietre come riferimento territoriale o segnale di confine. La particolare decorazione incisa rende i manufatti di interesse per la ricostruzione delle modalità con cui le comunità antiche rappresentavano e organizzavano lo spazio. Saranno tuttavia il restauro e lo studio archeologico a fornire gli elementi necessari per definire con maggiore precisione cronologia, funzione e significato delle incisioni.

Il futuro dei reperti dopo il restauro

Il recupero rappresenta soltanto il primo passaggio di un percorso di ricerca destinato a proseguire. Le due pietre saranno sottoposte a restauro e approfondimenti scientifici, così da documentarne caratteristiche e stato di conservazione e raccogliere nuovi dati sulla loro origine. Al termine delle attività, secondo quanto comunicato dalla Soprintendenza, i reperti saranno nuovamente collocati nel territorio dal quale provengono e destinati alla pubblica fruizione. Una scelta che consentirà di mantenere il legame tra le testimonianze e il paesaggio nel quale sono state realizzate, offrendo al tempo stesso alla comunità e ai visitatori la possibilità di conoscere una nuova traccia della lunga storia archeologica della Barbagia.

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