Serata di forte tensione nel Centro di accoglienza straordinaria (CAS) di Monastir, dove un ospite è rimasto gravemente ferito in seguito a un’aggressione da parte di alcune persone provenienti dai comuni limitrofi. L’uomo sarebbe rimasto ferito in una violenta rissa davanti a un supermercato della zona e sarebbe rientrato poi in serata al Centro in condizioni tali da richiedere il ricovero in codice rosso.
L’episodio ha poi innescato una nuova situazione di agitazione all’interno della struttura, con una rivolta che ha coinvolto gli ospiti del centro durata fino a poco prima della mezzanotte.
Secondo quanto riferito da ANIP-Italia Sicura, la situazione avrebbe messo a rischio anche l’incolumità degli operatori delle Forze dell’ordine presenti, dei lavoratori della cooperativa che gestisce la struttura e delle altre persone all’interno del centro.
Sul contesto e sulla dinamica dei diversi episodi sono in corso gli accertamenti necessari. Il sindacato di polizia sostiene però che quanto accaduto fosse in qualche modo prevedibile e richiama le segnalazioni già inoltrate alle autorità competenti.
“Avevamo chiesto un dispositivo mobile”
Il segretario generale nazionale dell’ANIP-Italia Sicura, Flavio Tuzi, ricorda infatti di aver sollecitato una diversa organizzazione dei controlli sul territorio. “Avevamo chiesto non una presenza statica davanti al centro, ma un dispositivo mobile capace di presidiare alternativamente i diversi comuni dell’area, garantire deterrenza, intercettare tempestivamente le situazioni di tensione e raggiungere il CAS in pochi minuti in caso di emergenza. Oggi abbiamo la dimostrazione concreta di quanto fosse necessario”.
Per Tuzi “il territorio non può essere lasciato scoperto per poi intervenire quando la situazione è già degenerata. Questa è la conseguenza di una pianificazione priva di quella visione prospettica dell’ordine pubblico che avrebbe dovuto considerare non soltanto ciò che accade all’interno del CAS, ma anche ciò che può accadere nei comuni circostanti”.
“Ripristinare l’ordine e identificare i responsabili”
Tra le richieste avanzate dall’associazione c’è innanzitutto il ripristino dell’ordine all’interno del CAS e l’identificazione delle persone che avrebbero preso parte agli episodi di violenza e ai danneggiamenti.
L’ANIP chiede che vengano utilizzati tutti gli strumenti investigativi e operativi disponibili per individuare eventuali responsabili e che gli episodi siano segnalati tempestivamente alle autorità competenti. “Reprimere quanto è già accaduto non basta. Occorre impedire che la tensione possa trasformarsi in una spirale di violenza”.
L’ANIP-Italia Sicura chiede quindi un potenziamento immediato dei controlli nei comuni vicini al CAS, con una presenza delle Forze dell’ordine che il sindacato definisce visibile, dinamica e continuativa.
Tra le ipotesi indicate dall’associazione c’è l’impiego dei Reparti Mobili e, come ulteriore strumento di prevenzione e controllo, del Reparto Prevenzione Crimine. Il sindacato chiede inoltre di valutare, qualora ritenuto necessario dalle autorità competenti, anche l’utilizzo di presidi fissi delle Forze Armate a supporto dei dispositivi di sicurezza.
Il timore della “giustizia fai da te”
Nel suo intervento l’associazione richiama anche il rischio di una possibile spirale di ritorsioni e di “giustizia fai da te“. Un aspetto che, secondo il sindacato, richiederebbe particolare attenzione dopo l’aggressione denunciata ai danni dell’ospite del centro.
“Lo Stato deve impedire che i cittadini si sostituiscano alle Forze dell’ordine e alla magistratura. Se esiste un problema di sicurezza, la risposta deve essere dello Stato: presenza, controllo del territorio, identificazione dei responsabili, repressione dei reati e prevenzione”.
Il sindacato guidato da Tuzi ha infine rinnovato l’appello a Prefettura, Questura e Ministero dell’Interno, chiedendo un intervento sulla sicurezza dell’intero comprensorio. “Monastir, Sestu e gli altri comuni coinvolti non possono essere lasciati soli“.
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