Regione Filiera cerealicola in Sardegna, Sinistra Futura presenta la proposta per il rilancio

Filiera cerealicola in Sardegna, Sinistra Futura presenta la proposta per il rilancio

Sinistra Futura propone una legge per la tutela del grano sardo e l'istituzione di un marchio regionale. Obiettivo: rilanciare la filiera e contrastare lo spopolamento

Rilanciare l’oro biondo dell’Isola con un piano organico che unisca economia, identità e tutela del territorio. È questo l’obiettivo della proposta di legge presentata da Sinistra Futura, volta a istituire il marchio “Grano Sardo” e a definire nuove disposizioni per lo sviluppo della filiera cerealicola regionale.

Il settore attraversa una crisi senza precedenti: in poco più di vent’anni, la superficie coltivata in Sardegna è crollata da 90.000 a circa 20.000 ettari. Una contrazione drammatica che alimenta lo spopolamento delle aree rurali e l’abbandono delle terre. Nonostante gli sforzi passati, come l’introduzione del prezzo minimo garantito, i produttori continuano a scontrarsi con prezzi di mercato spesso inferiori ai costi di produzione e una frammentazione che penalizza il valore del prodotto locale.

La proposta di legge punta su cinque pilastri:

Marchio “Grano Sardo”: un sigillo di garanzia per tracciare la qualità e promuovere il legame indissolubile tra prodotto e territorio.

Recupero della Biodiversità: incentivi per la coltivazione delle varietà autoctone e dei grani storici.

Equilibrio del Valore: sostegno diretto ai cerealicoltori per bilanciare i profitti lungo tutta la catena produttiva.

Rafforzamento della Filiera: superamento della frammentazione tra chi coltiva, chi mola e chi trasforma.

Contrasto allo Spopolamento: trasformare il grano in un’opportunità di reddito dignitoso per chi sceglie di restare nelle zone interne.

“Difendere il grano sardo significa difendere il territorio, il lavoro e l’identità della nostra Isola”, ha dichiarato la consigliera regionale Paola Casula, sottolineando come il rilancio della cerealicoltura sia una sfida non solo economica, ma profondamente sociale e culturale.

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