Resta alta la tensione sul progetto del nuovo stadio di Cagliari. Nonostante le rassicurazioni arrivate dall’assessore comunale Giuseppe Macciotta, il confronto tra società e amministrazione è tutt’altro che risolto, con il nodo del canone di concessione al centro dello scontro.
Il nodo del canone
Al centro della discussione c’è la cifra di 50mila euro annui prevista nel Piano economico finanziario (Pef) presentato dal club. Dal Comune, attraverso le dichiarazioni di Macciotta, è arrivata una valutazione netta: “Il canone è troppo basso”. Una posizione che ha provocato irritazione all’interno della società rossoblù, convinta invece che l’importo sia in linea con operazioni analoghe in altre città italiane, dove in alcuni casi si arriva anche alla concessione gratuita.
Il peso economico
Nel quadro complessivo dell’operazione, i 50mila euro annui rappresentano un elemento chiave: su un arco di 30 anni, il club verserebbe circa 1,5 milioni di euro nelle casse comunali.
Secondo la società, un eventuale aumento consistente del canone finirebbe per annullare l’impatto dei circa 10 milioni di euro messi a disposizione dal Comune per la demolizione del vecchio stadio Stadio Sant’Elia, rendendo l’equilibrio economico dell’intero progetto più fragile.
Giulini non arretra
Il presidente Tommaso Giulini appare deciso a non fare ulteriori concessioni. Dopo aver già accettato compromessi su aspetti rilevanti come la rinuncia all’ipoteca sul diritto di superficie e la gestione dei parcheggi, la società considera il canone un punto non negoziabile.
Il rischio, dal punto di vista del club, è quello di un effetto paradossale: ricevere risorse pubbliche per l’intervento e doverle restituire indirettamente attraverso un canone più elevato.
Nuovo Pef in arrivo
Intanto, entro pochi giorni, il Cagliari presenterà a Palazzo Bacaredda una versione aggiornata del Piano economico finanziario. Le modifiche riguarderanno alcuni aspetti tecnici legati alla concessione e alla gestione delle aree, ma non toccheranno il valore del canone, che la società intende mantenere fermo a 50mila euro annui.
La trattativa resta quindi aperta e decisiva per il futuro dell’impianto, in un confronto che si preannuncia ancora lungo e complesso.
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